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Ucciso per tappare la bocca al boss pentito. Gli scissionisti di Secondigliano e gli Amato-Pagano dietro l’omicidio Notturno?

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Un messaggio trasversale ai fratelli detenuti di Gennaro Notturno, dal 2 settembre scorso collaboratore di giustizia, per far capire a cosa andrebbero incontro in termini di lutti e sangue se volessero seguirne la strada. Ma nessun investigatore ritiene che Enzo e Raffaele vogliano pentirsi anch’essi né sono stati colti segnali in tal senso. Per cui l’ipotesi viaggia di pari passo con la pista della vendetta per la decisione di “o’Sarracino” di passare con lo Stato ed entrambe vengono prese inconsiderazione con tutte le caute le del caso. Più battuta invece quella che conduce a presunte voglie di emergere del 21enne ucciso, che potrebbe aver pestato i piedi a qualcuno ed essere stato punito approfittando del fatto che i Notturno dopo il pentimento del ras potrebbero essere ritenuti più deboli. Chi ha deciso quindi la morte di Nicola Notturno, assodato che i sicari avevano l’ordine di ammazzarlo? Se si esclude l’ipotesi di un’epurazione interna al cartello Abete-Abbinante-Notturno-Aprea, che potrebbe essere stata decisa solo per convincere il neo pentito a ritrattare subito o a parlare di certe vicende piuttosto che di altre, le indagini prendono due direzioni: la “Vanella Grassi”, già in guerra con i Notturno nella terza faida, e gli Amato-Pagano, ex alleati poi diventati nemici. Lo zio pentito del 21enne starebbe tirando pezzi da novanta dello schieramento, allora unito sotto la stessa bandiera nella guerra ai Di Lauro, a proposito di ben 30 omicidi. Qualcuno potrebbe aver deciso di lanciargli un segnale per cercare di tappargli la bocca prima che sia troppo tardi.
L’incubo di ras, luogotenenti e gregari di camorra è l’ergastolo, come dimostrano negli ultimi anni le clamorose confessioni in aula. Ammissioni di responsabilità, ne pentimenti né dissociazioni dalla malavita organizzata – scrive Il Roma – C’è però un altro ragionamento che negli uffici della sezione“Omicidi” Squadra mobile della questura (dirigente Luigi Rinella, vice questore Mario Grassia) e della squadra giudiziaria del commissariato Scampia (dirigente Bruno Mandato, sostituto commissario Lorenzo Stabile) fanno in queste ore. Gennaro Notturno manca dal territorio da 13 anni e in questo lungo periodo è stato a lungo in regime di 41 bis. I fatti di sangue che può raccontare sono datati e comunque colpirebbero, presumibilmente, componenti dei gruppi di fuoco e mandanti probabilmente già da tempo in carcere e condannati a pene pesanti. Servirebbe così tanto cercare di bloccarlo? Cosa comunque in genere difficile da ottenere. D’altronde però, la tempistica fa pensare a un collegamento tra le due vicende: il 2 settembre si è pentito “o’ Sarracino”, il 18 dello stesso mese viene ucciso il nipote.

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