Ha combattuto fino all’ultimo, restando attaccato alla vita con tutte le sue forze. Igor Protti si è spento alle prime luci dell’alba: quel brutto male è riuscito ad avere la meglio, sottraendolo all’abbraccio terreno dei suoi familiari, che fino all’ultimo hanno sperato nel miracolo. Un po’ come facevano i suoi tifosi quando, a pochi minuti dal termine delle partite, attendevano una zampata del bomber.
Igor Protti è stato un attaccante con la B maiuscola, capace di stabilire record difficilmente eguagliabili. Su tutti, quello di essere stato il primo calciatore a laurearsi capocannoniere in tutte le categorie professionistiche, primato poi condiviso con Dario Hübner. Indimenticabile anche il titolo di miglior marcatore della Serie A nella stagione 1995/96, conquistato insieme a Giuseppe Signori nonostante la retrocessione del Bari.
Erano gli anni del celebre “trenino” dei galletti pugliesi, ma anche quelli di fuoriclasse come Gabriel Batistuta, Oliver Bierhoff, Enrico Chiesa e Abel Balbo, tutti alle spalle dello “Zar” nato a Rimini nel 1967. Nonostante i 24 gol realizzati in campionato, Protti non riuscì a conquistare una convocazione per Euro ’96. Una delusione resa ancora più amara dall’eliminazione dell’Italia di Arrigo Sacchi al primo turno della competizione.
Pochi mesi dopo arrivò un’altra occasione importante. Voluto da Sergio Cragnotti alla Lazio, avrebbe dovuto formare con Beppe Signori una delle coppie offensive più prolifiche del campionato. Le aspettative, però, non furono rispettate e l’attaccante chiuse l’esperienza biancoceleste con appena sette reti.
Da lì il trasferimento al Napoli, una delle tappe più particolari della sua carriera. Fu la stagione della dolorosa retrocessione degli azzurri, ma anche di alcuni momenti destinati a restare nella memoria dei tifosi. Protti fu infatti l’ultimo calciatore a indossare in Serie A la maglia numero 10 del Napoli prima del ritiro in onore di Diego Armando Maradona.
Con quella maglia segnò uno dei gol più iconici della sua esperienza partenopea: il 14 marzo 1998, nei secondi finali di Juventus-Napoli, firmò il definitivo 2-2 mettendo momentaneamente in discussione la corsa scudetto dei bianconeri.
Quella rete rappresentò anche il suo ultimo gol in Serie A. Poi arrivò il capitolo più romantico della sua carriera, quello con il Livorno, squadra con cui trascinò gli amaranto dalla Serie C alla massima serie, realizzando ben 117 gol e conquistando per sempre un posto nella storia del club toscano.

