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«Scontri nella famiglia Liccardo per riciclare i soldi dei Mallardo», il racconto del pentito Pirozzi

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Secondo l’accusa della procura i Liccardo erano al servizio del clan Mallardo per effettuare investimenti sia nel Giuglianese che in Toscana utilizzando soldi derivanti da attività illecite e società create ad hoc per fare speculazioni. Nell’inchiesta eseguita dalla Squadra Mobile su indagine della DDA sono finiti in galera Antimo Liccardo (dipendente comunale), Paolo Liccardo, mentre sono indagati a piede libero Mario Liccardo, Paolo Liccardo (classe 1972 consigliere comunale), Marianna Riccardo e Rosa Riccardo, rispettivamente mamma e zia del consigliere comunale.
Dalle carte dell’inchiesta emerge però anche una spaccatura nella famiglia Liccardo sulla gestione dei soldi del clan Mallardo. Nell’interrogatorio del giugno 2015 il collaboratore di giustizia Giuliano Pirozzi si è soffermato sui contrasti insorti tra Antimo Liccardo e il nipote Paolo e sulle modalità attraverso cui il dipendente custodiva, anche con l’aiuto dei tre nipoti, le ingenti somme di denaro ricevute per gli investimenti:
“Antimo Liccardo aveva riposto nel nipote Paolo (’74) quasi tutta la fiducia in virtù della sua competenza nel settore edile, ma nel contempo si era dimostrato poco affidabile sia nell’amministrazione che nell’esecuzione dei lavori. Personalmente – ricorda il pentito – ho assistito ad un litigio tra

Antimo e suo nipote Paolo, il quale fu rimproverato per la cattiva gestione della compatibilità e lo sperpero del suo denaro e gli aveva chiesto di restituirgli la domma di 100mila euro che gli aveva dato in custodia nel 2009. Liccardo Paolo, alla richiesta dello zio, riferì di non avere più in disponibilità tale somma e Antimo lo colpì alla testa con il telefono. Io e un altro affiliato proponemmo di aiutare Liccardo Paolo a restituire i soldi allo zio e gli prestammo circa 40mila euro che prelevammo dalla gestione della cassa del clan ed inoltre gli facemmo avere un risarcimento assicurativo

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