Tre tonnellate d’acciaio e una tonnellata di carburante lanciate a 270 chilometri orari contro una palazzina a tre piani a San Donato Milanese: un boato che ha fatto tremare il quartiere e poi il rogo con una colonna di fumo nero visibile da gran parte di Milano. Dopo il fragore, un’intera parete del parcheggio multipiano, deserto perché in ristrutturazione, si è accartocciata al suolo con le fiamme che hanno incenerito anche alcune vetture. Non c’è stato scampo per le otto persone a bordo del potente aeotaxi executive monomotore Pilatus PC-12/47E – registrato YR-PDV: fra loro anche un bambino. A oltre tre ore dall’incidente i vigili del fuoco avevano trovato solo una salma, facendo capire che la straziante operazione di recupero delle altre avrebbe richiesto molto tempo. Si tratta, da quel che si è appreso, di una famiglia francese decollata dal Linate per raggiungere Olbia grazie al servizio dell’aerotaxi di una società romena che opera spesso anche in Italia.

 

Con una coincidenza riservata alle grandi vicende, il velivolo di produzione svizzera è precipitato nella via dedicata da San Donato al suo cittadino Fabio Mangiagalli, 33 anni, scomparso nel disastro aereo di Linate: l’8 ottobre 2001 lo scontro sulla pista principale fra un executive Cessna Citation CJ2  McDonnell Douglas MD-87 della Scandinavian Airlines causò lo morte di 118 persone, il più disastroso incidente aereo di sempre in Italia. E il Pilatus, del valore di 5 milioni di dollari si è schiantato contro un edificio in via 8 ottobre 2001, angolo via Marignano, a pochi passi dalla sede dell’Eni di San Donato e dal capolinea della metropolitana gialla di Milano. Pochi minuti dopo sono arrivati i vigili del fuoco, la polizia e i mezzi di soccorso: la caduta dell’aerotaxi, che aveva il serbatoio ancora pieno di carburante, oltre mille litri di jp4, non ha lasciato scampo al pilota e ai sette passeggeri diretti in Sardegna.  Molti abitanti hanno riferito di avere sentito il terribile sibilo della picchiata prima del boato.

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