Chissà se avrà sorriso a distanza o se quantomeno sul suo volto sarà comparsa una delle smorfie tipiche di chi, alla fine, ha avuto ragione. Sta di fatto che l’addio del dottor Raffaele Canonico, dopo ben 22 anni nello staff medico azzurro, sa un po’ di vittoria per Antonio Conte, che nella scorsa stagione, in diverse circostanze, più o meno direttamente, aveva messo in discussione il lavoro dell’équipe sanitaria del Napoli nella gestione dei calciatori infortunati.
Lo staff sanitario partenopeo non sarà dunque più guidato da Canonico, che nel 2019 aveva preso il posto di Alfonso De Nicola. Al suo posto è stato promosso il vice Gennaro De Luca. Canonico lascia da medico più vincente della storia del Napoli, con due scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa, ma anche con l’ombra degli infortuni record e soprattutto delle incertezze sui tempi di recupero, mai così discordanti come nell’ultima stagione.
Pur non essendo mai stato ammesso ufficialmente, il medico era entrato in rotta di collisione con Conte, al punto da spingere il tecnico salentino a chiedere un’esposizione pubblica dello stesso Canonico sulla situazione degli infortunati in casa Napoli. Cosa che avvenne puntualmente il 19 gennaio scorso quando, nel pieno dell’emergenza, il medico sociale azzurro si espresse singolarmente su ogni calciatore fermo ai box, sbagliando in più circostanze le previsioni sui tempi di rientro.
Il caso più eclatante è quello di David Neres, rimandato forse troppo frettolosamente in campo contro il Parma e poi infortunatosi nuovamente in modo grave, fino alla necessità di sottoporsi a un intervento chirurgico.
«David ha ripreso il percorso di riabilitazione e stiamo rallentando. Vediamo per Torino, con il Chelsea è un’ipotesi, ma è difficile». Parole che non trovarono riscontro nella realtà. Pochi giorni più tardi, infatti, la società annunciò la necessità per il brasiliano di andare sotto i ferri. Da allora Neres non ha più rimesso piede in campo.
Gestita male, secondo molti osservatori, anche la situazione di Frank Anguissa, con il centrocampista camerunense dato vicino al rientro dopo il grave infortunio riportato in nazionale, salvo poi restare ai box praticamente per tutta la seconda parte della stagione a causa di quello che era stato inizialmente descritto come un semplice mal di schiena.
«Non era prevedibile questo attacco di lombalgia abbastanza forte: questo ci ha rallentato. Stiamo aumentando nuovamente i carichi di lavoro, siamo fiduciosi che in settimana o nel fine settimana si riaggreghi alla squadra».
Dalle parole all’effettivo ritorno in campo di Anguissa trascorsero però quasi due mesi.
Non è andata meglio con Amir Rrahmani, che inizialmente rispettò la tabella di recupero, salvo poi fermarsi nuovamente dopo la gara di Bergamo, saltando di fatto gran parte della seconda metà della stagione.
In effetti, l’unico ad anticipare i tempi di recupero rispetto alle stime iniziali è stato Kevin De Bruyne, che aveva deciso di curarsi in Belgio. Una scelta poi seguita, non senza polemiche, anche dal connazionale Romelu Lukaku, giudicato clinicamente guarito dallo staff medico del Napoli già a dicembre ma di fatto inutilizzabile da Conte fino al termine della stagione, se non per qualche spezzone di partita prima di cercare di ritrovare la forma tra Anversa e Bruxelles per non perderi i mondiali con i Diavoli Rossi.
Al netto delle polemiche e delle ricostruzioni che inevitabilmente accompagnano ogni addio eccellente, la separazione tra il Napoli e Raffaele Canonico segna la fine di un ciclo lungo oltre due decenni. Un percorso costellato di successi e trofei che gli garantisce un posto nella storia azzurra, ma che si conclude dopo una stagione caratterizzata da troppe ombre nella gestione degli infortuni. Ora toccherà a Gennaro De Luca raccogliere un’eredità pesante, in un Napoli che, con Massimiliano Allegri al timone, non potrà più permettersi errori, ritardi o incertezze sul fronte della tenuta fisica dei propri calciatori.

