Un gruppo composto prevalentemente da giovanissimi, capace di riorganizzarsi di volta in volta per mettere a segno rapine sempre più audaci e violente. È il quadro che emerge dall’attività investigativa condotta dai carabinieri di Giugliano nell’ambito di un’inchiesta che ha ricostruito una lunga serie di assalti tra le province di Napoli e Caserta.
Secondo gli investigatori, Vincenzo Bombace e Patrizio Di Nardo avrebbero ricoperto un ruolo centrale nell’organizzazione, fungendo da promotori di una vera e propria “batteria” criminale. I due, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati in grado di coinvolgere, di volta in volta, diversi coetanei, modificando la composizione del gruppo per rendere più difficile l’identificazione dei responsabili.
La svolta nelle indagini
Un passaggio decisivo dell’inchiesta sarebbe rappresentato dalla rapina avvenuta a Qualiano il 27 aprile scorso, che avrebbe visto coinvolti Patrizio Di Nardo e Luigi D’Alterio. Quest’ultimo è stato sottoposto a fermo il 30 aprile con l’accusa di rapina aggravata ed è tuttora detenuto. Per gli investigatori, tuttavia, l’arresto non avrebbe fermato l’attività del gruppo. Al contrario, la presunta organizzazione avrebbe proseguito la propria attività criminale, mettendo a segno una nuova rapina a Casaluce già il 5 maggio 2026.
Tecniche sempre più sofisticate
Le indagini descrivono un’evoluzione nelle modalità operative del gruppo. Dopo i primi episodi, gli indagati avrebbero adottato una serie di accorgimenti per eludere le investigazioni: utilizzo di radioline invece dei telefoni cellulari, impiego di auto rubate o noleggiate, abiti difficilmente riconoscibili e, secondo gli inquirenti, il reperimento di armi da fuoco clandestine.
La composizione delle “batterie” sarebbe cambiata continuamente, mentre gli obiettivi si sarebbero alternati tra istituti bancari, uffici postali e attività commerciali.
L’assalto alla gioielleria e il salto di qualità nella violenza
L’episodio ritenuto più grave dagli investigatori riguarda la rapina alla gioielleria Biondino, all’interno del centro commerciale Il Molino.
Secondo la ricostruzione accusatoria, inizialmente il gruppo avrebbe pianificato un colpo a un istituto bancario di Mugnano di Napoli, poi abbandonato per la presenza delle forze dell’ordine. A quel punto Antonio Mariano e Alessandro Cante si sarebbero rivolti ad Antonio Palma, pregiudicato di maggiore esperienza, con il quale avrebbero organizzato prima un tentativo di rapina alla gioielleria dell’ex Auchan, fallito per l’arrivo delle forze dell’ordine, e successivamente l’assalto alla gioielleria del centro commerciale Il Molino.
Durante quest’ultima rapina il titolare dell’attività sarebbe stato ferito con alcuni colpi di arma da fuoco, uno dei quali avrebbe sfiorato l’arteria femorale, riportando gravi lesioni. Secondo gli investigatori, durante la fuga il gruppo avrebbe inoltre rapinato un passante, impossessandosi del suo orologio di lusso.
Escalation di violenza
Per gli inquirenti, l’assalto alla gioielleria rappresenta il punto più alto di una crescente escalation criminale. Il colpo sarebbe stato compiuto in pieno giorno, all’interno di un centro commerciale affollato, mettendo a rischio l’incolumità di numerosi cittadini e culminando nel grave ferimento del gioielliere che aveva tentato di opporsi ai rapinatori.
Tra le persone indicate dagli investigatori figurano Vincenzo Bombace (classe 2006), Patrizio Di Nardo (classe 2007), Antonio Mariano (classe 2005), Alessandro Cante (classe 2000) e Antonio Palma (classe 1987). Sono difesi dagli avvocati Luigi Poziello e Sergio Aruta. La loro posizione è al vaglio dell’autorità giudiziaria e dovrà essere valutata nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

