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giovedì, Agosto 18, 2022
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Candido Lampione rivela il suo disagio politico barcamenandosi tra reticenze e velate allusioni


«Voi non lo sapete che quì le papere ormai non galleggiano più»
Questa intervista al Consigliere Candido Lampione è stata di recente realizata da una giornalista freelance, dalla quale la Direzione del giornale ha contrattato il diritto di pubblicarla in esclusiva, con l’obbligo sottoscritto di riprodurre la versione integrale del testo che era stato da lei registrato. Pertanto, tutte le dichiarazioni rese dal Consigliere, e fedelmente raccolte nel corpo dell’intervista, ricadono nella piena responsabilità professionale della collega Gessica Alicante, che non è una collaboratrice accredidata dalla nostra Redazione. – SerPa

Intervista esclusiva di GESSICA ALICANTE

– Consigliere, Signor Candido Lampione, mi conceda la libertà di presentarmi: sono una giornalista diversa dagli altri, e non ho vincoli di appartenenza politica. Mi consideri una frilènz, se così posso rassicurarla.

«Signorina per carità non mi permetto di penzarlo neanghe. Per me della sua vita privata ognuno è libbero di fare quello che vuole».

– Mi avevano detto, Dottore, che lei ha una spiccata personalità ed una naturale predisposizione  a fare dell’ironia, come dire che lei così si difende dalle insidie della politica.

«Vi prego signorina. mandeniamoci con i piedi perterra. io fino a un certo punto a scuola ci sono andato ma non ò studiato per fare il dottore».

– Mi scusi: pensavo che anche lei si fosse laureato, che so, magari con dei corsi serali.

«Mi dispiace ma io di sera mi sono sempre impegnato di occuparmi a fare politica per il bene della mia città. E poi scusate. ma dottore di che cosa».

– Lei, Consigliere, mi sta dicendo che un titolo vale l’altro…

«Sapete. quando voi per esempio andate al  comune a uno che lo chiamate dottore non è che solo per questo lui vi può dicere veramente come stanne le cose perché forse per andare ai corsi serali non à avuto il tempo di fare qualche altra cosa. Ma però signorina vi prego io quello che vi ò detto quì lo dico e qui lo nego. perciò a scanzo di equivochi voi a mè chiammatemi conzigliere o se volete semplicemente Candido Lampione che non mi offendo».

– Mi pare, dunque, che possiamo intenderci, lei come Consigliere comunale ed io come frilènz, che però anche io non mi sono mai laureata.

«Capisco ma non vi dovete preoccupare perché certe volte la vita ci costringe a fare delle cose senza che veramente lo abbiamo scelto noi di volerlo fare. perciò io vi dico conzideratelo un lavoro come un altro».

– Egregio Signor Candido Lampione, mi faccia dire: mi pare che lei voglia equivocare. Io sono una giornalista frilènz, cioè una giornalista, e basta, senza padroni alle mie spalle, e non so cosa lei abbia capito. Io sono Gessica Alicante.

«Ma signorina io non capisco perché vi siete offesa. io non mi permetterebbe mai. Voi mi siete  venuta a cercare per farmi un intervista e io vi ringrazio perché avete accettato la mia ospitalità anghe se avevo tante altre cose da fare quì nella villa di mia cuggina a Roccaraso approfittando che lei non sò dove è andata e come vedete mi devo arrangiare da solo. comungue oramai voi state quà e vediamo di che cosa avete bisogno».

– Consigliere, io non ho bisogno di niente, perché, come vi ho detto, io sono Gessica Alicante.

«Sì ò capito. me lo avete già detto e mi fà piacere che siete una mia giovane concittadina. di quella zona si può dire che io li conosco a quasi tuttiquanti. ma a voi mi dovete scusare fino a mò non vi avevo mai vista. Sapete, noi a Giugliano ci conosciamo. ma voi forse siete un emigrata che di famiglia venite da un altra parte».

– Consigliere, io di voi mi sono informato, per quel che serve, ma io a Giugliano non ci sono mai stata. Perciò io, come giornalista informata dei fatti, vorrei offrirvi la possibilità di parlare a cuore aperto, perché – mi dovete scusare se ve lo dico – mi hanno detto che state un po’ in ribasso, tanto è vero che tre mesi fa i vostri elettori sono venuti a protestare sotto casa vostra. Ecco: vogliamo cominciare a parlare di questo?

«Che vi debbo dire… è una questione che si è subbito risolta a tarallucci e vino… erano tanti di quella brava gente che mi è rimasta ancora affezzionata».

– Lei mi sta dicendo che, a protestare, erano tutti dei suoi elettori?

«E chi lo può dire signorina mia? Io a tanti di quelli non li avevo mai visti. Mio figlio Giruzzo quella sera mi à fatto riflettere dicendo che secondo lui per la maggior parte quelli non mi avevano mai votato ma che erano scontenti della situazione».

– Mi pare una considerazione profonda, io direi da politico smaliziato. Immagino che questo Giruzzo abbia maturato, al suo seguito, una lunga esperienza, con la capacità di conoscere il rapporto tra gli uomini e le cose.

«No signorina. Io penzo che mio figlio mi à detto questo come uno qualungue che se ne stà semplicemente a guardare come vanno le cose senza stare nè di quà e nè di là».

– Ed, allora, mi dica, Consigliere: secondo lei, come vanno le cose?

«E che vi debbo dire? Vanno… così… come devono andare. Na botta o chirchio e nata o tumpagno. sperando che non si rompe il varrile».

– Mi pare una immagine molto eloquente ed icastica, che la qualifica, Consigliere, per la sua saggezza. Però mi pare che lei non si voglia sbottonare più di tanto. Mi scusi: non intendo offenderla; ma lei mi sembra politicamente molto reticente. Non si capisce se, alla sua età, ormai veneranda, le cose le voglia dire oppure no, quasi come uno che tema delle ritorsioni. Insomma, per come l’hanno accusata i suoi concittadini, lei continua a starsene zitto, ed io direi adeguandosi a rappresentare una larghissima fascia di sordomuti. Consigliere, io mi sono informata: lei prima parlava, e non le importava che nessuno in Consiglio comunale la stesse ad ascoltare. Lei dialogava con gli amministratori, con il sindaco, con gli assessori, con i vigili urbani e con le autorità della chiesa locale; lei, signor Candido Lampione, così facendo, era qualcuno. Mi dica, allora; lo dica ai suoi concittadini: che cosa c’è che non va?

«Signorina Gessica vi prego. io non ò niente da dire. lo vedete che io me ne stò quì a Roccaraso e mi dovete credere che ci stò veramente bene tantevvero che non mi sono neanghe ricordato di avvisare alla segretaria che agli ultimi due conzigli comunali non ci potevo andare. Che vi debbo dire… mi dispiace che così non ò potuto salutare i due uscieri e qualcuno in mezzo al pubblico che ancora ci va quando non à niente da fare».

– Mi scusi, Consigliere: ma, allora, lei perché non si dimette? Così lascerebbe il posto al primo dei non eletti della sua Lista Civica, che non a caso lei volle chiamare Per il Nostro Bene.

«Signorina voi forse vi credete che al mio posto un altro qualsiasi riuscisse a fare di più. Si vede proprio che voi di questi tempi a Giugliano non ci siete mai stata. Mi dovete credere se io adesso ve lo dico che non cè niente da fare perché ognuno di noi vale come il due di bastoni nel mazzo di carte napoletane e che per fare scopa dovete solo trovare uno taleqquale a voi. Non sò se mi spiego».

– E no, egregio signor Consigliere: lei non si spiega, ma allude semplicemente a qualcosa che tutti dovrebbero sapere, per cui io insisto a dire che lei è reticente.

«Embè se lo sanno tutti non capisco perché voi lo volete sapere da me». 

– Perché lei sa tutto e non vuole esporsi. E, se permette, così facendo, lei butta nel cesso tutta la sua lunga esperienza di consigliere comunale, facendomi ricredere sulla sua sbandierata onestà politica.

«Signorina vi prego chiudiamola quì perché adesso mi state comingiando a offendere».

– Consigliere, mi creda: io sono venuta a cercarla per darle l’opportunità di un riscatto dalle accuse che le sono state rivolte dai suoi concittadini. Facciamo così: se lei ha delle difficoltà a darmi delle risposte esplicite, mi metta in condizione di capire con uno sguardo di assenso alle domande che le rivolgo.

«Signorina voi vi siete vista troppi cinema americani. Toglietemi una curiosità. ma voi di dove siete perché mi dispiace che vi siete fatto questo viaggio abbacante. Non mi avete detto però per quale giornale scrivete visto che a Giugliano non ce ne stanno più di quelli che una volta si leggevano in piazza».

– Le ribadisco che sono una giornalista frilènz. Io sono Gessica Alicante, scrivo per chi mi paga, senza contratto, e non sono schierata da nessuna parte. Questo, per lei, signor Candido Lampione, dovrebbe essere una garanzia di serietà.

«Se ò capito bene siete anghe voi una specie di abbusivo. Non sò se lo avete saputo che il vostro collega Massimo Della Pena stà ancora in galera da otto anni per tentato omicidio nei miei confronti per truffa aggravata e sostituzzione di persona».

– La prego di non fare insinuazioni allusive sul mio conto, perché vedo che lei non mi conosce e non sa quali siano le mie prerogative professionali, ignorando che io sono regolarmente iscritta all’Ordine dei Giornalisti.

«Scusate ma io non ò capito voi questa intervista per chi la dovete fare. inzomma su quale giornale la dovete scrivere. Se voi me lo dite io mi adeguo colle mie risposte».

– Signor Lampione, ma questa intervista la vogliamo fare sì o no? Lei non si rende conto che, se si rifiuta, qui chi ci va a perdere è soltanto lei. O preferisce che siano gli altri suoi colleghi a raccontarmi le cose a modo loro? Non so se mi sono spiegata.

«Io ò capito per dove mi volete portare. ditemi voi a questo punto di che cosa volete parlare per tutto quello che io vi posso dire».

– Ecco: finalmente cominciamo a capirci, per cui è d’obbligo la prima domanda, ovviamente riferita alla situazione di Giugliano degli ultimi venti mesi, da quando lei è stato rieletto al Consiglio comunale. Mi dica: lei come sta?

«Voi lo sapete che il 20 ottobre faccio 76 anni e ringraziando a Dio non cè male. non a caso poi che per stare meglio spesso preferisco di venirmene quì a Roccaraso dove si è trasferita anghe mia moglie. Sapete quì laria è buona non cè traffico e le macchine non camminano sui marciappiedi e ci stà pure  un associazione dei penzionati che ànno un contribbuto dal comune. Che vi debbo dire. ogni tanto ci stà un poco di folla in più perché purtroppo i turisti si sono presa labbitudine di venire quì tantevvero che ci vengono anghe molti giuglianesi che si sono fatta la casa».

– È evidente che lei mi vuol far capire che a Giugliano non c’è tutto quello che ci sta qui, come se si trattasse di una questione di vivibilità ambientale.

«Se a voi vi fà piacere di penzarla così io non ci posso fare niende. ma però io non ò parlato delle discariche e neanghe voglio mettere sullo stesso piatto i motorini colle piste da scì perché a Giugliano non ci stanno le mondagne e questo non è colpa del comune».

– Consigliere, lei ci sta girando attorno, ma non mi vuole dire, a suo giudizio, come stanno le cose. Insomma, Giugliano è o non è una città?

«E certo che è una città. ci stà scritto anche sullo stemma della carta intestata. andatevi a fare un certificato di nascita e lo potete controllare voi stessa».

– Egregio Signor Consigliere, lei, come di suol dire, mi vuole portare per vicoli e vicarielli per non assumersi le sue responsabilità. Mi dica chiaramente di che cosa ha paura. Questo mi fa pensare che forse deve chiedere qualche favore a qualcuno, magari il condono per una pratica edilizia o la nomina di un parente in qualche Consiglio di amministrazione. 

« Signorina Gessica di Licante io non vi permetto di farmi una così grave diffamazione perché voi non sapete che io per fare politica ci ò sempre rimesso dalla sacca mia. e non devo proteggere a nessuno tantevvero che io mi sono dimesso volondariamente da cinque associazioni culturali prima ancora che erano costrette a chiudere perché voi non lo sapete che quì le papere ormai non galleggiano più. e allora ditemi voi che volete sapere di più».

– Assolutamente niente, signor Candido Lampione. È più di quanto io potessi sperare, perchè lei, in fondo, mi ha fatto veramente capire il disagio che la opprime continuando ad essere un Consigliere comunale a Giugliano, idealista, inerme e perlopiù ignorato dagli altri che le siedono accanto. Magari, se lei vuole, di questo ne possiamo riparlare. La prego, però, di tener presente che io a Giugliano non ci sono mai stata, e che il mio nome è Gessica Alicante.

 

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