Il maxi sequestro che questa mattina ha colpito appartamenti e auto di Antonio Magnetti rappresentano un duro colpo per il ras della Vanella Grassi già destinatario di vari provvedimenti, tra cui un provvedimento di cumulo pene che lo condanna alla pena complessiva di 16 anni, sette mesi e sei giorni di reclusione emesso nel dicembre del 2015 dalla Procura Generale della Repubblica di Napoli, per i reati di associazione di tipo mafiosa, spaccio di sostanze stupefacenti, danneggiamento, evasione dalla misura degli arresti domiciliari, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Il nome di Magnetti fu tirato in ballo dal pentito Gianluca Giugliano in relazione al duplice omicidio Stanchi-Montò che segnò la frattura tra la Vanella e gli Abete-Abbinante e l’inizio della Terza faida. In quel caso si trattava di Fabio, figlio di Antonio, che all’epoca faceva parte del gruppo dirigente dei ‘girati’:«Volevamo andare a prendere Raffaele Stanchi al Bingo – ha raccontato Giugliano – ma sapemmo che quella sera sarebbe rimasto a casa per vedere la partita del Napoli. L’accordo era di tenerli in vita, anche se Luigi Montò dei due milioni di euro non sapeva niente e poteva morire. “Lello bastone” no, doveva darci i soldi e perciò volevano solo farlo parlare. Perciò lo chiudemmo in uno stanzino e cominciammo a picchiarlo. Lui ripeteva di non essersi preso niente: nè per lui nè per Arcangelo Abete. A un certo punto Fabio Magnetti perse la pazienza e gli sparo`. Nel frattempo era già stato ucciso Montò.
Colpo ad auto e beni del ras Magnetti, per il pentito il figlio aprì la ‘Terza faida’
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