Caso Cucchi, le confessioni del Carabiniere: «Fu un pestaggio coordinato»

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 05-06-2013 Roma Cronaca Aula bunker di Rebibbia - Sentenza processo Cucchi Nella foto Il senatore Luigi Manconi abbraccia Ilaria Cucchi in lacrime dopo la sentenza Photo Roberto Monaldo / LaPresse 05-06-2013 Rome (Italy) Judgment of Cucchi process In the photo Luigi Manconi, Ilaria Cucchi

Questo giorno verrà ricordato come quello della caduta del muro dell’omertà e della verità vera. E’ il giorno in cui Ilaria Cucchi e la sua famiglia vengono illuminati, dopo anni lunghissimi di notte e silenzio, da un sole raggiante che sorge all’orizzonte. E’ una luce, questa qui, che ha il sapore della verità e della giustizia che si materializza tra le mani, un po’ alla volta. Ed è bellissima. Questo giorno è bellissimo perché la dignità riacquista un senso e la giustizia un valore inoppugnabile. Un giorno che sorge dalle parole del carabiniere Francesco Tedesco, messo alle strette nel processo Cucchi-bis. Tedesco ha confessato quello che, per anni, in molti hanno cercato di nascondere, sminuire, smontare, deviare altrove. Stefano Cucchi è stato pestato brutalmente, per motivi futili e, per quella violenza inaudita, è morto al Pertini di Roma.

Stefano Cucchi non è morto di epilessia, come hanno sostenuto i vertici delle Forze dell’Ordine. E’ morto ammazzato da Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro. Furono loro gli autori del pestaggio. Violenza priva di logica, esaltati dall’anonimato di una stanza senza finestre, in un commissariato che non li ha mai traditi. Stefano Cucchi fu fermato per un controllo: che diventò violenza e, poi, morte. Ve lo abbiamo raccontato qui. Ma, in questo articolo, vogliamo dare spazio alle agghiaccianti rivelazioni di Tedesco, imputato per falso e omissione assieme a Roberto Mandolini e Vincenzo Nicolardi principali detrattori dell’ostinata voglia di verità della sorella di Stefano, Ilaria.

La confessione che rivela la verità vera sul caso Cucchi

«Fu un’azione combinata, Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore. Spinsi Di Bernardo ma D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra». Queste, invece, le parole del Pubblico Ministero, a mettere il punto sulla sentenza.  «Il 20 giugno 2018. Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio. In sintesi, ha ricostruito i fatti di quella notte e chiamato in causa gli altri imputati. Cioè Mandolini, da lui informato e D’Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio. Nicolardi quando si è recato in Corte d’Assise, già sapeva tutto».