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mercoledì, Maggio 25, 2022
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Di Maro, Sepe, d’Onofrio: il trio a capo dello spaccio di droga a Marano


Erano già coinvolti in un giro di droga e corruzione alcuni delle persone finite nel blitz eseguito stamattina all’alba dai carabinieri a Marano contro il clan Orlando-Polverino-Nuvoletta. Il gruppo, secondo le indagini, rappresentava il punto di congiunzione tra fornitori di droga inseriti in contesti criminali più vasti e gli spacciatori al dettaglio di Campania e Lazio, loro stabili acquirenti. Secondo i carabinieri, sono stati acquisiti elementi a carico di pedine fondamentali nel traffico di internazionale di hashish dal Marocco a Napoli attraverso la Spagna.

In particolare Angelo Di Maro, Massimo D’Onofrio e Francesco Sepe erano già finiti in un’inchiesta per droga e corruzione. Lo scorso gennauio il pm aveva chiesto 12 anni di reclusione per Angelo Di Maro di Marano, 7 per Massimo D’Onofrio di Napoli, 6 per Francesco Sepe di Marano e 9 per Angelo Cantone, quest’ultimo militare dell’Arma (non coinvolto nel blitz di stamattina). I quattro furono arrestati lo scorso mese di maggio, l’ordinanza però fu annullata per un vizio di forma. A giugno, però, arrivò il nuovo provvedimento giudiziario. Uno dei personaggi chiave dell’inchiesta era proprio Angelo Di Maro, ritenuto vicino all’organizzazione criminale dei Polverino-Nuvoletta-Orlando. Francesco Sepe, già detenuto ai domiciliari, e Massimiliano DOnofrio invece – secondo l’accusa – hanno acquistato da Di Maro un grosso carico di hashish e marijuana che avrebbero dovuto smistare sulle piazze di spaccio di Marano. Parte della droga, circa 30 chili, fu sequestrata dai carabinieri nel corso delle indagini.

In quest’inchiesta, invece, è stata documentata  l’esistenza e l’operatività di un’organizzazione criminale  dedita al traffico di sostanze stupefacenti, con base a Marano che aveva come propri capi e promotori D’ONOFRIO Massimiliano e SEPE Francesco. I due soggetti, agevolando l’organizzazione camorristica degli ORLANDO, nella composizione integrata con elementi del clan NUVOLETTA e del clan POLVERINO, del quale i correi DI MARO Angelo, DE LUCA Alessandro e MERCURIO Alfonso ne erano espressione, rappresentavano il punto di congiunzione tra i fornitori di narcotici inseriti in più vasti contesti criminali (contesti ai quali gli stessi ambivano in prima persona, attraverso la partecipazione diretta alle attività di importazione della droga, attuata mediante il collaudato sistema delle “puntate”) e gli spacciatori al dettaglio, loro stabili acquirenti, presenti in Campania e nel Lazio (quali PICCIRILLO Ivan, CONTE Ciro, DE LUCA Luca, GRANATA Giuseppe, IANNONE Davide, DE MICCOLI Antonio ed i fratelli VERDICCHIO). La citata organizzazione, era composta da una serie svariata di soggetti che rivestivano talvolta compiti e ruoli ben distinti.
Le investigazioni tecniche hanno evidenziato come MERCURIO Alfonso fosse una pedina fondamentale nel traffico di hashish internazionale, curandone l’importazione dal Marocco a Napoli, attraverso Spagna, per conto dei clan camorristici maranesi POLVERINO  e NUVOLEITA prima, ORLANDO poi.
Vi erano, infine, i custodi dei luoghi di riferimento dell’organizzazione, come SETARO Rosario e SACCO Dolores. Quest’ultima, in particolare, (già arrestata nel corso dell’attività investigativa poiché trovata in possesso, tra l’altro, di circa 50 Kg di hashish occultati all’interno di un’autovettura parcheggiata all’interno del suo box), forniva supporto logistico nella gestione illecita della commercializzazione dello stupefacente, custodendo presso la propria abitazione le somme di denaro incassate dal D’ONOFRIO a seguito delle vendite dell’hashish, le agende contabili ove venivano annotate le cifre di denaro, i nominativi degli acquirenti e la sostanza stupefacente destinata alla successiva rivendita, ovvero la rendicontazione dei traffici di droga posti in essere dai due organizzatori SEPE e D’ONOFRIO. Le indagini hanno permesso di accertare che il giro di affari connesso alla commercializzazione della sostanza stupefacente da parte del sodalizio criminale si aggirava sui 100.000 euro a settimana.

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