Stamattina sono state 19 le persone sono finite in carcere e 4 agli arresti domiciliari nell’ambito di una maxi-operazione condotta all’alba dalla Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo di Salerno, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, L’inchiesta, coordinata dalla DDA di Salerno, ha permesso di disarticolare un sodalizio criminale che aveva base operativa nella città di Sarno ma che aveva esteso i suoi affari anche fuori regione. Ricostruito anche un importante traffico di armi provenienti dalla Croazia.
Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsioni (consumate e tentate), introduzione nello Stato italiano di armi da guerra o tipo guerra, porto e detenzione illegale di armi, lesioni personali e violenza privata, aggravati dal metodo mafioso, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Spaccio di droga nel Salernitano
Le indagini hanno consentito d’individuare un sodalizio criminale operativo nel territorio di Sarno, attivo prevalentemente nello spaccio di droga a Sarno e Scafati. Il gruppo, tuttavia, aveva esteso i suoi affari anche fuori regione. Nel corso dell’attività di indagine è stata, infatti, accertata anche l’esistenza di una importante rete di distribuzione del sodalizio operante nell’area siciliana che nel dicembre 2024 ha portato al sequestro, nel Palermitano, di un carico di 80 chili di hashish. Sono state, inoltre, documentate diverse attività illecite, tra cui l’acquisto e l’introduzione nel territorio nazionale di armi da guerra, estorsioni e realizzazioni di azioni violente per affermare sul territorio la forza del sodalizio.
Le minacce agli imprenditori
A capo dell’associazione, secondo gli investigatori, c’era un detenuto che avrebbe indicato agli affiliati in libertà gli imprenditori da “taglieggiare”, ordinando azioni violente per costringerli al pagamento del “pizzo” o per dirimere le controversie insorte nel settore dello spaccio di stupefacenti, allo scopo di affermare il dominio sul territorio e reperire somme di denaro necessarie al mantenimento dei sodali detenuti. Le indagini hanno documentato anche una violenta aggressione ai danni di un detenuto, ristretto nella stessa struttura carceraria del capo del sodalizio, il quale ha riportato una prognosi di 30 giorni per gravi fratture.
L’azione punitiva, realizzata da altri detenuti, era volta a costringere la vittima a formalizzare alla direzione del carcere la domanda per accogliere nella sua cella il capo del sodalizio di modo da consentire a quest’ultimo di intrattenere più agevolmente, – attraverso l’uso di un telefono cellulare -, conversazioni telefoniche con i suoi sodali necessarie alla gestione dei rispettivi traffici illeciti.
Favoreggiamento dell’immigrazione
Tra i diversi settori di interesse di alcuni componenti del sodalizio figura anche quello particolarmente redditizio del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, realizzato attraverso la costituzione di rapporti di lavoro dipendente fittizi, emergendo la presentazione di oltre 1000 istanze sul portale del Ministero dell’Interno dedicato alla presentazione delle domande di nulla osta al lavoro e ricongiungimento familiare per cittadini extracomunitari attraverso il meccanismo del “click day”.
Trovati anche i kalashnikov
Dalle indagini è emersa anche la disponibilità del sodalizio criminale di numerose armi da sparo: gli investigatori hanno persino individuato uno dei canali di approvvigionamento delle armi, con l’arresto in flagranza di reato di uno degli indagati, trovato in possesso di numerose armi, anche da guerra quali fucili d’assalto AK47 (kalashnikov), acquistate poco prima in Croazia.
Contestualmente nel territorio di Zagabria, investigatori della Polizia di Stato e della Polizia croata, hanno dato esecuzione ad un mandato di arresto europeo, emesso dall’Autorità giudiziaria italiana, nei confronti del cittadino croato che aveva fornito quelle armi, poi sequestrate a Gorizia il 24 aprile 2024. In quell’occasione, gli investigatori della Polizia di Stato, all’esito di un lungo servizio di osservazione, erano riusciti ad arrestare il cittadino italiano incaricato di trasportare le armi fino a Sarno, bloccando l’auto appena attraversato il confine sloveno.

