HomeCronacaEstorsione e spari al cantiere edile, condannato il boss Ascione

Estorsione e spari al cantiere edile, condannato il boss Ascione

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Avrebbe cercato di estorcere 5mila euro ad un imprenditore edile per alcuni lavori che la ditta di quest’ultimo stava effettuando ad Ercolano. Pressioni e minacce sempre più insistenti fino a quando non furono esplosi colpi di pistola che solo per caso non ferirono due dipendenti della stessa ditta. Per quei fatti Mario Ascione, figlio del boss di Ercolano, è stato condannato a derubricando il tentato omicidio in minacce. Non solo. Ascione, grazie alla linea difensiva del suo legale, l’avvocato Giuseppe Perfetto, si è visto riconoscere una continuazione con una vecchia sentenza ottenendo una condanna decisamente al ribasso a due anni. E pensare che il pubblico ministero aveva chiesto per lui ben 15 anni. Per Ascione si tratta di un notevole risultato dopo l’assoluzione per una presunta estorsione effettuata ai danni di un gioielliere sempre ad Ercolano.

L’avvocato Giuseppe Perfetto, in quell’occasione, dimostrò che Ascione junior, che all’epoca dei fatti era minorenne, non aveva mai preso parte alla richiesta estorsiva al gioielliere Stizzo. Il penalista evidenziò che nel periodo compreso tra il 2004 al 2006, periodo in cui Ascione non aveva compiuto 18 anni, il racket al gioielliere non l’avrebbe visto protagonista. Il tribunale dei Minorenni, considerato questo granitico quadro difensivo, decise così di assolvere il capoclan che rischiava di finire nuovamente in carcere.

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L’arresto di Ascione Junior

La parabola giudiziaria di Ascione junior inizia il 24 aprile 2008, con l’arresto per associazione di stampo mafioso e la successiva condanna in via definitiva. Durante la sua detenzione è stato anche colpito da numerose ulteriori misure cautelari, tra le quali quella per il reato di estorsione aggravata. Il 30 aprile 2020, dopo la scarcerazione dal penitenziario di Milano Opera, dove era detenuto in regime di carcere duro 41 bis, è stato condannato in primo grado dal Tribunale Collegiale di Napoli a 18 anni di reclusione per il reato di tentato omicidio aggravato, commesso il 23 aprile 2008 ai danni di un affiliato del clan rivale Birra, reato per il quale era imputato in stato di libertà. Condanna poi confermata in secondo grado. A rovesciare la situazione ci aveva pensato la Corte di Cassazione che aveva annullato la condanna rispondendo la celebrazione di un nuovo processo d’appello grazie alle argomentazioni dei suoi legali, Giuseppe Perfetto e Dario Russo.

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