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mercoledì, Maggio 18, 2022
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Scambiano l’infarto per gastrite all’ospedale, Giuseppe muore nella notte a casa


Per tre giorni era stato in preda a dolori fortissimi allo stomaco, senza che i farmaci antireflusso e i gastroprotettori facessero effetto. Si era quindi recato in pronto soccorso, ma dopo una visita l’avevano rimandato a casa. Per i medici si trattava di una gastrite, da curare con la stessa terapia e con una dieta leggera. Giuseppe Mura, 53enne di Roma, è stato però stroncato da un infarto poche ore dopo.

A processo il medico che aveva scambiato l’infarto per gastrite

L’uomo, operaio di Primavalle addetto alle pulizie dell’aeroporto di Ciampino, è stato stroncato da un attacco cardiaco. La tragedia, come scrive Michela Allegri per Il Messaggero, era avvenuta il 26 novembre 2019. Tuttavia, per il pm Vincenzo Barba quella patologia grave e acuta che aveva portato Giuseppe alla morte, poteva essere curata in tempo con una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato. Per questo hanno rinviato a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo, il medico che aveva visitato Giuseppe Maura all’ospedale Cristo Re.

Un’ora di attesa per la visita: lo dimisero dopo poco prescrivendogli il gaviscon

La Procura della Repubblica ha confiscato la cartella clinica, dove l’infarto era stato scambiato per una epigastralgia. Cioè un dolore tra l’ombelico e la parte alta dell’addome. La visita, tra l’altro, era durata solo pochi minuti: Giuseppe Mura era entrato al pronto soccorso alle 22.50 e dimesso alle 23.47 del 25 novembre 2019, tra l’altro dopo una lunga attesa prima di essere visitato. All’uomo avevano prescritto un farmaco inibitore della pompa protonica, il Pantorc, uno sciroppo Peridon e un Gaviscon Advance.

Una morte evitabile con una maggiore attenzione dei medici

Giuseppe Mura, che ha lasciato la consorte, la mamma e un figlio di diciotto anni, era deceduto all‘alba del 26 novembre 2019, dopo aver accusato un altro forte malessere dovuto all’infarto quando era a letto. Per il suo decesso hanno incriminato il medico e una dottoressa che, quella sera, avrebbe sottovalutato l’elettrocardiogramma, non considerando due anomalie. Secondo l’accusa, il medico doveva disporre il ricovero e controlli più approfonditi, specie considerando i sintomi acuti e persistenti incolpati dal paziente. Una morte evitabile, secondo l’accusa, avvenuta per la rottura di una placca coronarica che si era verificata poco prima che Giuseppe Mura si presentasse in ospedale. Il nucleo familiare dell’uomo, attraverso l’avvocato Cesare Piraino, si è costituita parte civile nel procedimento.

 

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