Ad aiutare gli inquirenti a ricostruire la faida di piazza Mercato tra i Mazzarella e i Rinaldi vi sono le dichiarazioni di un altro collaboratore eccellente. Quel Tommaso Schisa che con le sue rivelazioni sta svelando gli affari criminali della mala di Napoli orientale. Le sue dichiarazioni inchiodano direttamente i suoi ex alleati Minichini, a loro volta direttamente collegati ai Rinaldi e già tirati in ballo da altri due pentiti, Carmine Campanile e Gennaro Buonocore.

I verbali di Tommaso Schisa

E’ il 22 ottobre del 2019 quando Schisa ricostruisce il ruolo di Gabriella Onesto e Fabio Oliviero, raggiunti tre giorni fa da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere:«All’epoca in cui i Minichini ed i Rinaldi avevano preso il potere nel quartiere “Ngopp e Mur” (la zona di vico Soprammuro ndr). Fabio accompagnava Gabriella a prendere le estorsioni sulle piazze di spaccio e dalle prostitute. Proprio mentre si stavano recando a prendere un’estorsione in quella zona subirono un’imboscata da parte dei Mazzarella, agguato su cui ho già riferito. Non so dire di preciso da chi si stessero recando in quella occasione. Omissis. All’epoca dell’agguato io ero detenuto, fui poi informato del fatto successivamente, nei colloqui, da mia madre e ancora dopo da Gabrielle Onesto e da Michele Minichini. Ricordo che mia madre Luisa De Stefano mi disse che era presente all’agguato anche Martina Minichini. Non so altro».

Prima di Tommaso Schisa le dichiarazioni dei pentiti Campanile e Buonocore

La faida di piazza Mercato spiegata dalle ‘voci di dentro’. Quelle dei collaboratori di giustizia Carmine Campanile ‘o ricc (leggi qui la notizia relativa al suo pentimento) e Gennaro Buonocore, ex ras dei Mazzarella per piazza Mercato e vico Soprammuro. Le loro dichiarazioni si sono rivelate preziosissime per l’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare che tre giorni fa hanno portato in carcere Vincenzo PapiGabrielle Onesto e Fabio Oliviero (leggi qui l’articolo). Tutto nasce dalle richieste estorsive nella piazza di spaccio da parte dei Rinaldi (coadiuvati dai Minichini). In due distinti verbali Campanile ha dichiarato che su mandato dei vertici del clan Mazzarella aveva sparato, armato di mitra e pistola, all’indirizzo di una Smart su cui viaggiavano la Onesto e un altro giovane (solo indagato) appartenenti al gruppo Minichini-Rinaldi che avevano avanzato una richiesta estorsiva a Vittorio Pacifico, ras dei Mazzarella per il Mercato.

La risposta armata dei Mazzarella

«Sono stato incaricato da Alberto e Ciro Mazzarella, che gestiscono le attività illecite a piazza Mercato, di affrontare gli esattori del gruppo Minichini-Rinaldi, tali Gabriella e Giuseppe Prisco. Mi consegnarono un mitra, una pistola 7,65 e la bomba di cui ho già detto. Vittorio sapeva che avrei dovuto affrontare questi esattori e quando arrivarono li intrattenne per darmi il tempo di scendere dal terzo piano dell’abitazione di Gennaro Buonocore, armato di mitra e pistola con cui esplosi, nella parte bassa del lato posteriore di una Sman di colore nero e grigio evitando di colpire sia gli occupanti che eventuali terze persone. Ho sparato 20 colpi col mitra e sette con la pistola mettendo in fuga gli esattori che poi non sono più venuti a ritirare la tangente. Però Giuseppe Prisco venne a sparare a via Giacomo Savarese dove abita Ciro Mazzarella il giorno dopo. Era in compagnia di Minichini Alfredo ed altri due ragazzi del clan Rinaldi».

La stesa in piazza Mercato

Come dichiarato da Campanile a fornire le armi al clan fu Vincenzo Papi:«Ricordo che mi telefonò Gennaro Esposito, detto “Cap e Bomb”, di mattina e mi disse di andare a casa di Buonocore Gennaro perché eravamo pronti. Andai subito a casa di Buonocore Gennaro e lì c’era anche Esposito che mi disse che si doveva fare l’attentato agli emissari dei Rinaldi che dovevano prelevare la tangente da Pacifico Vittorio per lo spaccio della droga e che avevamo le armi che ci erano state fornite da Vincenzo Papi». Dopo quell’agguato vi fu una stesa dimostrativa in piazza Mercato e un altro episodio (leggi qui). In vico Soprammuro poi le minacce agli ambulanti:«Ricordo che dopo l’agguato agli emissari dei Rinaldi, insieme a Gennaro Buonocore e a un certo omissis ci presentammo a vico Soprammuro, dove fanno il mercato del pesce, e dicemmo ai bancarellari che da quel momento avrebbero dovuto pagare a noi del clan Mazzarella e non più ai Rinaldi. Ricordo che ero armato con una
bomba a mano che dicevo avrei utilizzato contro di loro se avessero continuato a pagare i Rinaldi».

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