Il bimbo che gioca con lo scudo, il cordone aperto dalle forze dell’ordine e le canzoni: il vero volto di Napoli che protesta

(foto di Cristiano Faranna, Si Comunicazione)

Un bambino che si avvicina ad un poliziotto in assetto antisommossa per presidiare Palazzo Santa Lucia, nel frattempo gremitosi all’esterno di manifestanti partiti in corteo dal Plebiscito, e che gioca con lo scudo dell’agente per qualche secondo prima di restituirglielo su richiesta del papà. È la scena simbolo di una piazza, quella di ieri sera, pacifica dall’inizio alla fine. Un’atmosfera totalmente diversa rispetto a quella respirata lo scorso venerdì sera quando le violenze hanno preso il sopravvento facendo poi capolino sui media di tutto il mondo.

Tra i vari messaggi lanciati dai partecipanti del flash mob di lunedì sera uno davvero potente: ristoratori, barman, gestori di palestre – teme di perdere tutto a causa delle restrizioni anti Covid e le stesse forze dell’ordine, rappresentanti dello Stato ma prima di tutto anch’essi cittadini, sono sulla stessa barca. «In pace alla Regione. Lasciateci passare. Non siamo la camorra, non siamo violenti. Dovete tutelare noi, non bloccarci» il grido a mani alzate della folla a Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza nel frattempo schierati per bloccare il passaggio da piazza del Plebiscito a Palazzo Santa Lucia passando per via Cesareo Console. Dopo alcuni minuti di trattativa e qualche nervosismo che comunque inizia a serpeggiare perché le speranze di proseguire sembrano poche, arriva il tanto atteso ok della Digos e così i manifestanti proseguono sino alla sede della Regione Campania.

Il cordone di polizia che in pochi secondi si apre lasciando passare le persone è una breccia nella contrapposizione inutilmente granitica tra chi rivendica sostegni economici in questo periodo terribile e chi è chiamato a tutelare l’ordine pubblico. A Santa Lucia, tra un Napul è di Pino Daniele e A Città de Pulecenella, la tenera scena del bambino che gioca con lo scudo dell’agente lasciando negli occhi di quelli che guardano giudicando dall’esterno una nuova immagine.