Una sorta di servizio aggiuntivo per i clienti della sala scommesse clandestina: oltre alle puntate d’azzardo, i clienti più fedeli potevano comprare cocaina e marijuana in totale tranquillità. C’è anche questo retroscena nell’inchiesta della DDA di Napoli che ha fatto luce sul gruppo di narcos, attivo tra Castel Volturno e i comuni vicini tra l’ottobre del 2022 e l’ottobre del 2024.
L’Area 51
Secondo la Procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri, la roccaforte dei narcos era la cosiddetta Area 51: una sala scommesse abusiva che nel tempo era stata spostata da via delle Camelie, nei pressi di un noto bar, fino a viale Terme. A mettere a disposizione gli immobili sarebbe stato Costantino Russo, indicato dagli inquirenti come il reggente dell’omonimo clan fondato dal padre Peppe ‘o Padrino. Secondo le risultanze investigative, era proprio il figlio del capoclan a gestire il circuito del gioco d’azzardo clandestino. Il suo braccio destro sul territorio era Vincenzo Galiero, uno degli organizzatori dei narcos, che faceva da ponte tra i fornitori internazionali e la base logistica. Galiero si occupava personalmente di pesare la droga, dividerla in dosi e rivenderla all’interno dell’Area 51 a Castel Volturno. Per non interrompere mai il flusso dei guadagni, l’uomo aveva pianificato un rigido sistema di turni che garantiva lo spaccio continuo nel locale.
Il trojan nello smartphone di Galiero e i tre blitz della Polizia
Il pilastro dell’impianto accusatorio è rappresentato da un trojan inoculato direttamente all’interno dello smartphone di Galiero. Grazie a questo “virus spia”, le intercettazioni hanno permesso agli inquirenti di acquisire audio e immagini delle cessioni di droga che avvenivano all’interno della sala scommesse. Nel tempo, gli investigatori hanno stretto il cerchio attorno all’Area 51 attraverso tre distinti controlli mirati: il 20 febbraio 2023, il 20 aprile 2023 e, infine, il 13 ottobre 2023. Proprio durante l’ultimo blitz è scattato il sequestro della droga all’interno del locale.
Il cagnolino di Galiero usato come scudo
Trenta grammi di cocaina già divisi in dosi, i “maccheroni” come li chiamava in codice, il bilancino di precisione e le bustine per il confezionamento pronte in tasca. Un carico che, in caso di perquisizione, avrebbe fatto scattare l’arresto immediato. A salvare Galiero durante un controllo di polizia, è stato il suo cagnolino Lucino.
Il retroscena emerge dalle intercettazioni ambientali dell’inchiesta, captate il 23 marzo 2023, in cui l’indagato si vanta con i suoi interlocutori di aver evitato le manette: «Se mi perquisivano mi arrestavano». Galiero confessa il panico di quei momenti: «Zio, “maccheroni”… io mi ero portato 30 grammi, tenevo 30 grammi… questo qua già chiuso, sei-sette pezzi e busta con bilancino… a me mi arrestavano… Io con la roba qua, ho fatto davanti a tutti… ho detto: “Questo che cosa è? Questa è cocaina!”».
A svoltare il controllo è stata l’idea di usare l’animale domestico come “scudo” per coprire la droga all’interno dell’abitazione. Galiero spiega il dettaglio decisivo sulla copertura improvvisata prima che gli agenti perquisissero la stanza: «Ho detto: “Lucino, vieni qua!”… Lucino si è messo qua sopra, nel cartone per la droga… e questo [il cane] stava sopra». Grazie alla presenza del miglior amico dell’uomo nel suo nascondiglio, la perquisizione si è conclusa con un nulla di fatto.
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