Una vera e propria stangata quella chiesta dai pm antimafia Colamonici e Alfano davanti al gup De Filippo nei confronti degl imputati nel processo, col rito abbreviato, dell’imprenditore Aldo Autuori. Fu ucciso ad agosto 2015 a Pontecagnano Faiano nel Salernitano per aver contrastato il business del trasporto in mano ai clan. Fu trucidato mentre era in strada su mandato di due clan, i Di Martino di Castellammare ed il clan Mallardo di Giugliano.  Alla sbarra ci sono Francesco Mogavero  di Pontecagnano (ritenuto il mandante), i presunti killer prestati dal clan Mallardo Antonio Tesone e Gennaro Trambarulo, di Giugliano, Luigi Di Martino  “O’ profeta” di Castellammare di Stabia, del clan Cesarano con funzioni di intermediario con Francesco Mallardo di Giugliano e il “gemello” Enrico Bisogni di Bellizzi e Stefano Cecere del clan Mallardo, l’uomo che avrebbe – secondo l’accusa – agevolato il collegamento tra Di Martino e Tesone, alias “l’uomo della masseria”. Solo Tesone (difeso dall’avvocato Michele Giametta) ha optato per il rito ordinario.

Le richieste dell’accusa

Trent’anni ciascuno per Francesco Mogavero, Enrico Bisogni, Luigi Di Martino, Francesco Mallardo (difeso dall’avvocato Schettino) e Stefano Cecere (difeso dagli avvocati Trofino e Aruta). La posizione di Gennaro Trambarulo, invece, è stata stralciata perchè positivo al Covid.

Il delitto di Aldo Autuori 

Erano le 20.30 del 25 agosto 2015 quando Aldo Autuori, un piccolo boss che stava provando a mettersi in proprio, venne affrontato dai sicari a Pontecagnano. I primi due colpi di una calibro 9 non lo uccisero. sanguinante, tentò di scappare rifugiandosi in un vicolo. ma i due sicari, con casco integrale in sella a uno scooter, lo raggiunsero e lo finirono esplodendo altri due proiettili. Aldo Autuori era nei pressi di un bar in piazza a Pontecagnano Faiano.

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