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La guerra in Iran fa schizzare alle stelle benzina e diesel, si va verso i 2 euro al litro

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I prezzi di benzina e diesel corrono verso i 2 euro al litro, mentre la guerra in Medio Oriente continua, alimentando la preoccupazione di automobilisti e gestori degli impianti di rifornimento.

La benzina è ai massimi dal 2 luglio 2025 e il diesel ai massimi dal 29 ottobre 2023.

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La guerra in Iran fa schizzare alle stelle benzina e diesel, si va verso i 2 euro al litro

Secondo le valutazioni di Staffetta quotidiana, queste sono le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy, rilevati alle 8 di ieri mattina su circa ventimila impianti della rete nazionale:

  • benzina self service a 1,744 euro/litro (+20 millesimi, compagnie 1,750, pompe bianche 1,732);
  • diesel self service a 1,867 euro/litro (+52, compagnie 1,876, pompe bianche 1,849);
  • benzina servito a 1,879 euro/litro (+20, compagnie 1,921, pompe bianche 1,800);
  • diesel servito a 1,996 euro/litro (+51, compagnie 2,039, pompe bianche 1,915);
  • gpl servito a 0,697 euro/litro (+3, compagnie 0,708, pompe bianche 0,686);
  • metano servito a 1,445 euro/kg (+22, compagnie 1,447, pompe bianche 1,443);
  • gnl 1,229 euro/kg (+1, compagnie 1,236 euro/kg, pompe bianche 1,225 euro/kg).

Sulle autostrade va peggio:

  • benzina self service 1,836 euro/litro (servito 2,092);
  • gasolio self service 1,949 euro/litro (servito 2,206);
  • gpl 0,833 euro/litro;
    metano 1,494 euro/kg;
  • gnl 1,291 euro/kg.

Se consideriamo l’intera rete nazionale, dall’inizio della crisi il gasolio è cresciuto di oltre 10 centesimi al litro, mentre la benzina registra un aumento superiore ai 7 centesimi. Il diesel si trova ai livelli più alti da oltre due anni, mentre la benzina è tornata sui massimi degli ultimi tre mesi. Le associazioni dei consumatori sottolineano inoltre che molti rifornimenti sono ancora effettuati utilizzando scorte acquistate circa quattro mesi fa, quando i prezzi all’ingrosso erano decisamente più bassi.

La Campania regione con i rincari più alti

La Campania è la regione italiana che ha fatto segnare, dal 4 al 6 marzo, il rincaro più elevato (4,4 centesimi di euro al litro) sui prezzi medi della benzina in modalità self service e la terza per quando riguarda il gasolio (+ 11,6 centesimi) fornito con le stesse modalità.

Ciò nonostante, la Campania resta ad oggi la regione dove il gasolio self service costa meno (in media 1,890 euro al litro), mentre con 1,759 euro al litro è dodicesima in Italia per la media del costo della benzina self service.

A rilevarlo è l’Unione nazionale consumatori, che scatta la fotografia relativa ai rincari registratisi in Italia negli ultimi due giorni presso i distributori di carburante italiani.
Stando a questo studio, la Campania conquista, insieme al Molise, la “medaglia d’oro” nella maggiore crescita dei prezzi della benzina self, mentre per il gasolio è preceduta da Sicilia (+11,6 centesimi di euro al litro) e Molise (+ 10,6).

“Sono evidenti le speculazioni – è il parare del presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona – considerato che al momento non c’è alcuna contrazione effettiva dell’offerta di carburanti e nemmeno di petrolio.

I mercati energetici

La tensione geopolitica di questi giorni si riflette anche sui mercati energetici e finanziari. Il petrolio Brent si è avvicinato agli 85 dollari al barile, mentre il Wti ha sfiorato i 79,9 dollari. Il West Texas intermediate (Wti), noto anche come “Texas light sweet”, è un petrolio greggio di alta qualità, leggero e “dolce” (con un basso contenuto di zolfo), estratto negli Stati Uniti e utilizzato come principale parametro di riferimento per i prezzi del petrolio nel mercato statunitense.

Anche il gas naturale è in crescita: al mercato Ttf di Amsterdam il prezzo ha superato 50 euro al megawattora. Secondo le simulazioni di Facile.it, l’effetto di questi rincari potrebbe tradursi in un aggravio medio annuo di circa 369 euro per le famiglie tra bollette di luce e gas.

Cosa fa il governo

È un problema sia per le imprese che per le famiglie. In questa situazione, cosa ha intenzione di fare il governo italiano? L’esecutivo teme che l’aumento dei costi energetici possa avere ricadute più ampie sull’economia, con effetti a cascata su bollette, trasporti e prezzi alimentari. Per questo la premier Giorgia Meloni ha avvertito che l’obiettivo è evitare fenomeni speculativi lungo tutta la filiera dell’energia. “Dobbiamo impedire che l’aumento dell’energia provochi un’esplosione dei prezzi, a partire da carburanti e beni di prima necessità”, ha spiegato.

La presidente del Consiglio ha poi dichiarato: “Abbiamo già sentito in queste ore il presidente di Arera che ha già attivato i meccanismi che servono a evitare fenomeni speculativi, ha un’apposita task force soprattutto per monitorare i prezzi del gas, faremo tutto quello che possiamo per non darla vinta a chi dovesse speculare. E sono pronta ad aumentare le tasse ad aziende che dovessero speculare sulle bollette”. Nel frattempo, il ministero delle Imprese e del made in Italy ha convocato la Commissione di allerta prezzi, coinvolgendo anche guardia di finanza e associazioni dei consumatori. Un dossier sui carburanti è già stato trasmesso alle fiamme gialle per le verifiche necessarie.

Ma il governo può fare anche altro, o almeno potrebbe. Come ha spiegato Giorgia Meloni, si potrebbe infatti agire sulla leva fiscale e colpire i famosi extra-profitti, cioè gli utili in più che arriverebbero proprio dalla speculazione sui prezzi dei carburanti. Siamo sempre nel campo delle ipotesi, ma la strada potrebbe essere quella di riscrivere il decreto bollette varato da poco. Perché i benefici economici portati dal provvedimento sono stati ampiamente assorbiti dalla crescita recente dei prezzi.

Arera e Antitrust

L’Arera – l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente – ha annunciato di aver attivato l’unità di vigilanza energetica. Si tratta di un presidio permanente per il monitoraggio in tempo reale dei prezzi all’ingrosso e al dettaglio di gas ed elettricità, per “valutare i possibili effetti sui corrispettivi applicati ai clienti finali e fornire al governo, al Parlamento e alle istituzioni europee gli elementi di analisi necessari per le valutazioni di competenza”. E poi c’è l’Antitrust. Sono già molti gli esposti arrivati all’autorità che potrebbe valutare, ad esempio, l’ipotesi di un cartello tra gli operatori dell’energia per tenere alti i prezzi.

Nel mezzo, c’è chi chiede di riattivare il meccanismo delle accise mobili già previsto. L’accisa mobile è un meccanismo fiscale automatico che riduce l’aliquota sulle accise dei carburanti all’aumentare del prezzo del greggio, compensando il maggior gettito Iva incassato dallo Stato. Serve a calmierare i rincari dei carburanti, abbassando il carico fiscale quando i prezzi di benzina e gasolio superano una certa soglia

Come ricorda il Codacons, “il governo dispone già di strumenti per limitare almeno in parte il peso della crisi in atto: è possibile ricorrere alle accise mobili come stabilito dal decreto numero 5 del 2023 che, semplificando una misura già introdotta con la finanziaria del 2008, consente al governo di utilizzare l’extra gettito Iva garantito dai rincari dei carburanti per ridurre le accise su benzina e gasolio, mantenendo così sotto controllo i prezzi finali alla pompa. Il ministero dell’Economia, di concerto con quello dell’Ambiente e della sicurezza energetica, adotta il provvedimento di riduzione”.

Il Trump-pensiero: “Non sono preoccupato: se i prezzi salgono, salgono”

Il presidente Donald Trump ha dichiarato giovedì di non essere preoccupato per l’aumento dei prezzi della benzina negli Stati Uniti causato dall’allargamento del conflitto con l’Iran, affermando in un’intervista esclusiva a Reuters che l’operazione militare degli Stati Uniti è la sua priorità.

“Non mi preoccupa affatto”, ha detto, quando gli è stato chiesto dei prezzi più alti alla pompa. “Scenderanno molto rapidamente quando tutto questo sarà finito, e se salgono, salgono, ma questa è una questione molto più importante che vedere il prezzo della benzina aumentare di poco.”

Queste dichiarazioni segnano un cambio di tono per il presidente, che aveva celebrato la diminuzione dei prezzi della benzina nel suo discorso sullo Stato dell’Unione del mese scorso e durante un comizio in Texas dedicato all’energia, tenutosi poche ore prima che gli Stati Uniti lanciassero i raid aerei sabato.

Secondo gli analisti politici, un aumento persistente dei prezzi della benzina potrebbe danneggiare i repubblicani alle elezioni di midterm di novembre, quando sarà in gioco il controllo del Congresso degli Stati Uniti. Gli elettori sono già insoddisfatti per l’alto costo della vita e per la gestione dell’economia da parte di Trump.

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Nicola Avolio
Nicola Avolio
Giornalista pubblicista, mi sono avvicinato per la prima volta alla professione iniziando a collaborare con la testata "La Bussola TV", dal 2019 al 2021. Iscritto all'albo dei pubblicisti da giugno 2022, ho in seguito iniziato la mia collaborazione presso la testata "InterNapoli.it", e per la quale scrivo tuttora. Scrivo anche per il quotidiano locale "AbbiAbbè" e mi occupo prevalentemente di cronaca, cronaca locale e sport.
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