E’ iniziato questa mattina il processo per l’omicidio del poliziotto Lino Apicella, ucciso a Capodichino nella notte tra il 26 e il 27 aprile. L’agente, nel corso di un inseguimento, restò ucciso nel tentativo di fermare l’auto di una banda di rapinatori.  Nella giornata del 2 dicembre è iniziato il processo contro i criminali che provocano la morte dell’agente di Polizia Pasquale Apicella che tentò di fermare l’auto dei rapinatori a Calata Capodichino.

Il processo vede come imputati Fabricio Hadzovic, 40 anni, Admir Hadzovic, 27 anni, Igor Adzovic, 39 anni, e Renato Adzovic, 23 anni. I quattro uomini, residenti nel campo rom di Giugliano, sono ritenuti responsabili di due tentati furti in banca in rapida successione, prima a Casoria e subito dopo in via Minichini, a Napoli.

L’omicidio di Lino Apicella

Diverso il discorso per l’omicidio: Renato Adzovid, infatti, non era presente all’interno della vettura. Dopo i colpi, infatti, ha fatto ritorno al campo rom a bordo di un autobus. Durante la fuga, hanno ricostruito gli inquirenti, i rapinatori avevano lanciato anche una ruota di scorta verso un’altra pattuglia che li stava inseguendo. Due del gruppo erano stati bloccati subito dopo l’incidente, rimasti incastrati tra le lamiere, mentre gli altri due finirono in manette due giorni dopo.

Quella notte, questa la ricostruzione degli inquirenti, la banda di ladri per scappare aveva imboccato contromano Calata Capodichino, a fari spenti e a velocità folle. Alla guida c’era Fabricio Hadzovic. Il 40enne aveva accelerato fino a 150 chilometri all’ora. La pattuglia del commissariato di Secondigliano stava intervenendo in supporto dei colleghi quando le due automobili si sono scontrate. I fermati hanno sostenuto di aver cercato di evitare l’impatto, finendo sullo spartitraffico in cemento e poi colpendo la volante all’altezza del faro anteriore sinistro. Per il poliziotto non c’era stato nulla da fare, è morto sul colpo.

“Chiediamo che venga fatta giustizia per Pasquale e per tutti noi, vogliamo che tutti si uniscano al nostro grido di dolore perché non è giusto che chi compie il proprio lavoro, chi scende in strada per far rispettare la legge e proteggere i cittadini venga ammazzato, non è giusto che una moglie e dei figli attendano invano il rientro a casa del marito e del padre. Ci aspettiamo per quei criminali delle pene certe e dure, solo così tragedie simili si potranno evitare ad altre famiglie.” – a parlare è Emilia Riccio, cugina dell’agente Apicella.

 

RESTA AGGIORNATO, VISITA IL NOSTRO SITO INTERNAPOLI.IT O SEGUICI SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK.