Nella mattinata di ieri, durante il regolare orario dei colloqui, la moglie di un detenuto ha tentato di far entrare nel carcere di Santa Maria Capua Vetere circa mezzo chilo di sostanza stupefacente, poi risultata essere hashish, occultata con grande abilità in ben nove confezioni di carne cruda presenti in un pacco ordinario destinato al congiunto recluso.
Tenta di introdurre mezzo chilo di hashish nel carcere di S.M. Capua Vetere, scoperta moglie del detenuto
Le nove confezioni di carne risultavano sottovuoto e la sostanza stupefacente era sapientemente collocata all’interno. Solo l’accurata ispezione da parte del personale, insospettito da alcune anomalie, ha consentito di individuare l’occultamento e, una volta effettuate le verifiche, di accertare che si trattava di hashish per un peso complessivo di quasi 500 grammi.
Il controllo accurato effettuato dal personale della Polizia Penitenziaria addetto alla “Ruota Pacchi” ha consentito di rinvenire e sequestrare la droga, impedendo che un quantitativo ingente di stupefacente facesse il suo ingresso nel circuito detentivo, con evidenti ricadute negative sulla sicurezza interna.
Il Si.N.A.P.Pe esprime vivo apprezzamento e profonda riconoscenza ai due Sovrintendenti capo responsabili del reparto e ai colleghi del settore Colloqui che, con grande attenzione e senso del dovere, hanno portato a termine con successo l’operazione.
Un ringraziamento va anche al funzionario di Polizia Penitenziaria responsabile del settore e al Comandante di Reparto per il puntuale coordinamento dell’intervento e della successiva attività di gestione dell’evento critico.
Il commento del Sinappe
«Quanto accaduto dimostra, ancora una volta, come la sicurezza degli istituti penitenziari poggi soprattutto sulla professionalità, sull’esperienza e sull’intuito operativo delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria» – dichiara il Segretario Generale Aggiunto del Si.N.A.P.Pe, Luigi Vargas – «In un contesto in cui si sperimentano continuamente nuove e più sofisticate modalità per introdurre droga e oggetti non consentiti in carcere, il Corpo continua a rappresentare il baluardo più efficace a tutela della legalità e dell’ordine interno, spesso senza il dovuto riconoscimento in termini di mezzi, organici e adeguata attenzione politica».
«Ai colleghi che hanno individuato e sequestrato il mezzo chilo di hashish va il plauso convinto del Si.N.A.P.Pe e il ringraziamento per il senso di responsabilità dimostrato» – afferma il Segretario Nazionale Pasquale Gallo – «Operazioni come questa dimostrano che, nonostante la cronica carenza di personale e le difficoltà operative quotidiane, la Polizia Penitenziaria continua a garantire standard elevati di sicurezza, tutelando la collettività e impedendo che il carcere diventi terreno fertile per traffici illeciti e consolidamento del potere criminale».
«Siamo orgogliosi dei colleghi del reparto di Santa Maria Capua Vetere e del settore colloqui, che ogni giorno, spesso nel silenzio generale, svolgono un lavoro tanto delicato quanto determinante per l’ordine e la sicurezza dell’istituto» – sottolinea il dirigente sindacale Si.N.A.P.Pe Giuseppe Del Gaudio – «Episodi come questo devono tradursi in un concreto riconoscimento dell’operato del personale, sia sul piano istituzionale che su quello organizzativo, con investimenti in formazione, tecnologie di controllo e potenziamento degli organici, perché il contrasto all’ingresso di stupefacenti in carcere non può essere lasciato solo al sacrificio e alla buona volontà dei singoli operatori».
Alla luce di quanto accaduto, il Si.N.A.P.Pe si auspica che l’Amministrazione penitenziaria voglia riservare un concreto riconoscimento al personale coinvolto nell’operazione, valorizzandone l’altissimo senso del dovere e la professionalità dimostrata.
Tale segnale risulterebbe ancor più doveroso se si considerano la grave carenza di organico e le pesanti criticità che il personale di Polizia Penitenziaria è chiamato ad affrontare quotidianamente negli istituti di pena del territorio nazionale.


