Morte di Marco Pantani, secondo Le Iene c’è l’ombra della camorra

Quindici anni fa ci lasciava un grande campione, ma la morte di Marco Pantani è ancora avvolta nel mistero. L’ultima indiscrezione che ha riaperto il caso è quello riportato da Le Iene.
Per la giustizia il caso è chiuso (overdose) con i patteggiamenti di Fabio Miradossa (lo spacciatore napoletano di cocaina) e Ciro Veneruso (che portò a Marco la dose letale). La riapertura dell’inchiesta ottenuta nel 2014 dall’avvocato Antonio De Rensis si è scontrata con l’archiviazione del Gip di Rimini e la conferma della Cassazione. Ma la famiglia combatte ancora. Mamma Tonina: “Conoscevo molto bene mio figlio e le sue abitudini. Da subito ho detto “me l’hanno ammazzato”, e ne sono ancora più convinta. La mia battaglia continua per la verità. Spero si riaprano le indagini”.

La morte di Marco Pantani, i retroscena svelati da Le Iene.

 C’è un mistero riguardo la presenza di una pallina di cocaina che compare tra le chiazze di sangue nei video girati dalla scientifica nella stanza del residence. De Giuseppe ha raccolto le testimonianze. Sono un infermiere del 118 e di un dipendente della struttura che hanno rivelato che questo particolare non c’era nel momento in cui loro erano entrati nella stanza. Ci sono forti dubbi anche sul disordine presente al momento del ritrovamento del cadavere. La giustizia ha ritenuto fosse stato causato da Marco Pantani in preda ad un delirio da assunzione di cocaina. In realtà i due testimoni oculari hanno avuto entrambi la netta percezione che gli arredi e anche il lavandino fossero stati spostati per messinscena, dal momento che erano in perfette condizioni.

Ieri sera un’altra puntata del caso Pantani su Italia 1 a “Le Iene”

Ben 25’ con immagini molto forti, anche troppo. Una contro-inchiesta che ha toccato le persone-chiave dell’indagine, alcune finite nell’oblio dopo le sentenze del 2005. Nuovi testimoni, nuove dichiarazioni. Una ragazza, Elena, che lo conosceva e ha paura della riapertura dell’indagine. Il proprietario di un bar nel quale Pantani andò il giorno prima, mai ascoltato. La penultima notte passata dal Pirata in un altro albergo di Rimini, mentre finora sembrava non aver mai lasciato il Residence Le Rose dove fu trovato morto. Uno studente universitario che lavorava in quell’albergo Ipotesi che cozzano contro l’assoluto isolamento di Pantani che emerge dalle indagini ufficiali.
 La testimonianza di una poliziotta della Scientifica, in attesa fuori dalla stanza della tragedia mentre entravano parecchie persone che avrebbero inquinato la scena. Soprattutto, le dichiarazioni di Fabio Carlino, assolto in Cassazione: “Bisogna scavare, scavare. Pantani non aveva manie suicide. E so che quando Miradossa andò in carcere a Napoli, fu avvicinato da soggetti della malavita che gli dissero: “Tu patteggi e non parlare”. L’avvocato De Rensis dice: “La realtà ufficiale si discosta completamente dal racconto di molti testimoni, che nemmeno si conoscono tra loro. Porteremo il filmato alla Procura di Rimini e chiederemo nuovamente la riapertura dell’indagine”. A Rimini, intanto, è cambiato il procuratore capo: Elisabetta Melotti al posto di Giovagnoli.

La storia di Marco Pantani

“Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni, e sono tornato a correre. Questa volta, però, abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile”, disse. Caduto in depressione, morì il 14 febbraio 2004 a Rimini per intossicazione acuta da cocaina con conseguente edema polmonare e cerebrale, pochi anni dopo le sue ultime pedalate in alta quota. Una fine con tante domande senza risposta che, solo pochi anni prima, nessuno avrebbe potuto prevedere e neppure immaginare. Sulla sua morte la Corte suprema ha sentenziato che il Pirata non è stato ucciso, ma la famiglia del corridore non ha mai accettato il verdetto, mentre i suoi tifosi di sempre continuano a discutere. Marco Pantani “è morto perchè era incredibilmente forte e incredibilmente fragile”, scrisse Gianni Mura ed è la sintesi migliore per ricordarlo.

Mediaset e Pantani

Un detenuto vicino alla Camorra e a Vallanzasca, una telefonata intercettata e l’indiscrezione esclusiva raccolta per Premium Sport da Davide Dezan. Sono i nuovi ingredienti del “caso Pantani” e di quanto, mano a mano, sta uscendo sul Giro perso dal Pirata nel ’99, quando fu fermato per doping a Madonna di Campiglio. Riportiamo qui sotto il testo dell’intercettazione. L’uomo intercettato è lo stesso che, secondo Renato Vallanzasca, confidò in prigione al criminale milanese quale sarebbe stato l’esito del Giro d’Italia del ’99, ovvero che Pantani, che fino a quel momento era stato dominatore assoluto, non avrebbe finito la corsa. Dopo le dichiarazioni di Vallanzasca, e grazie al lavoro della Procura di Forlì e di quella di Napoli, l’uomo è stato identificato e interrogato e subito dopo ha telefonato a un parente.