Il papà è in terapia sub intensiva al Loreto Mare dopo che il Coronavirus gli ha portato gravi problemi respiratori. Nonostante ciò, per lui e gli altri membri della famiglia il test con il tampone è arrivato soltanto dopo una forzatura con l’Asl Napoli 1 Centro. La vicenda ha (anche) per protagonista Antonio P. un abitante del Rione Traiano. «Voglio raccontare la vicenda per far comprendere come i controlli e la tutela della salute in Campania, soprattutto in questo periodo di pandemia, non è affatto eccellente e non è facile avere il test con il tampone» dice ad InterNapoli.it Antonio. Ovviamente, va sempre ricordato come l’emergenza Covid sottoponga a stress medici e responsabili sanitari e qualche defaillance deve purtroppo essere messa in conto per una serie di ragioni.

Il racconto

«Io vivo in un appartamento con mia madre, mio padre, mia sorella, suo marito e il figlio» premette Antonio sottolineando un dettaglio che non è da poco in questa storia. «La scorsa settimana mio padre di 71 anni ha iniziato ad accusare alcuni sintomi ma gli era stato detto a seguito di un controllo che al 99% non si trattava di Covid». E invece, ad inizio di questa settimana le cose precipitano. «Sembrava che il peggio fosse passato quando tra domenica sera e lunedì abbiamo portato papà al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo (in isolamento)».

Da lì a qualche ora, il tutto precipita. «Lunedì pomeriggio (nella barella biomedica di biocontenimento e casco ndr.) c’è stato il trasferimento al Loreto Mare nel reparto di sub intensiva» con Antonio e gli altri familiari che si mettono in isolamento domiciliare. Nel frattempo, scatta l’allarme anche nell’appartamento dell’altra sorella, sposata e con 3 figli di cui uno di 15 mesi con i quali il papà è stato spesso in contatto. Il tampone, però, afferma ancora Antonio, non viene disposto e nasce una querelle con l’Asl Napoli 1 Centro che si aggiunge alle preoccupazioni di un anziano papà allettato al Loreto Mare per colpa del Covid.

«Mia sorella – spiega l’uomo –  che vive con me quando è riuscita finalmente a prendere la linea ha sbraitato al telefono con il centralinista che ha risposto al numero verde minacciando anche di chiamare i carabinieri se non fossero venuti a farci il tampone. Si è persino dovuta inventare che lei avesse dei sintomi, cosa non vera, lo ammetto, per avere subito il tampone concludendo furiosa la telefonata».

Una mossa che risulta tutto sommato azzeccata perché, prosegue Antonio P., che sta naturalmente sperando nel miglioramento delle condizioni del papà, «ieri pomeriggio alle 17 sono venuti a casa a farci il tampone. All’inizio volevano farlo solo a mia sorella e al marito ma poi, insistendo, siamo riusciti ad averlo tutti» con i risultati attesi entro le 72 ore complessive e quindi in questo caso, presumibilmente, nel weekend. «Secondo voi è giusto che le cose vadano così? Il sistema sanitario in Campania non ci pare sempre pronto se accadono cose del genere».

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