“Vado a riposare gli occhi, stanchi di sognare ad occhi aperti. Buonanotte”. E’ ancora emozionato Nino D’Angelo dopo il bellissimo concerto di domenica allo stadio Maradona. L’ex caschetto biondo ha scritto un post per salutare e ringraziare i fans: “Che bello sentirvi felici…Leggervi e poi rileggervi e ritrovarmi ancora davanti ai vostri sorrisi belli, che con me cantavano le mie canzoni…Voi conoscete tutto di me, del mio umore fragile, delle mie passioni. Voi che mi avete portato fin qui dove non potevo e non dovevo arrivare, Fin qui e queste montagne da scalare, sapete bene, io le ho fatte senza scorciatoie ma con l’unica forza che avevo, Voi. Cinquant’anni d’amore senza fine, sotto il cielo di Napoli, nello stadio di Maradona, rimarranno per sempre negli occhi di chi senza pregiudizi ha saputo leggere il cuore delle mie parole. Grazie Popolo delle mie canzoni, per aver reso il 29 giugno un giorno memorabile per me e per la mia storia. Vi Amoooo”
Nino D’Angelo: “Sono stato un fenomeno di razzismo tra i più eclatanti, mi hanno insultato. Ero il ragazzo col caschetto emblema del terrone
Nino D’Angelo ha segnato la storia della canzone napoletana. “Ero emblema del terrone, il razzismo partiva da Napoli – ha ricordato l’artista a La Stampa -. Mi hanno insultato, volevano distruggermi, poi ho conosciuto la parola diritto”. Sono stato un fenomeno di razzismo tra i più eclatanti. Mi hanno insultato, volevano distruggermi; il ragazzo col caschetto emblema del terrone si è preso il peggio e gli devo tutto. Ora lo ringrazio. Poi ho conosciuto la parola diritto che mi era stato negato. Solo da grande ho riconosciuto gli episodi di razzismo dietro ad ogni mio album”.
Eppure, in pochi lo sanno, il pregiudizio denunciato da Nino D’Angelo nasceva proprio “da Napoli, la mia città, divisa tra quelli del Vomero e di Secondigliano. All’inizio ero confinato ai teatri di periferia pur vendendo milioni di dischi, non me li davano proprio i teatri in città. Ma c’è chi è perfino venuto in camerino a scusarsi”.