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lunedì, Maggio 23, 2022
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Nuovo Presidente della Repubblica, oggi la prima votazione: Draghi il favorito, due donne le possibili sorprese


Il primo scrutinio per l’elezione del Capo dello Stato si terrà senza intesa tra i partiti e con l’unica certezza, salvo sorprese, che nelle urne finiranno molte schede bianche. La domenica di vigilia si consuma tra mosse tattiche, incontri , telefonate e veti incrociati.

A smuovere le acque ci pensa però il segretario del Pd Enrico Letta che nell’incontro di domani, lunedì 24 gennaio, con Salvini chiederà una presa di posizione chiara su Mario Draghi: “Ha rappresentato per l’Italia una straordinaria risorsa e il compito di tutti noi è di preservarlo. Draghi è una delle ipotesi sul tavolo. Non solo, il leader Dem è pronto ad aprire con Salvini anche il capitolo Mattarella: “Darebbe il massimo, la soluzione ideale e perfetta”.

Dopo l’uscita di scena di Silvio Berlusconi il centrodestra naviga a vista. La rosa di nomi annunciata da Matteo Salvini ancora non c’è anche se l’ex ministro fa sapere, dopo aver informato il Cavaliere, di essere al lavoro per candidature sulla cui “levatura difficilmente qualcuno potrà porre veti”. Le carte sono ancora coperte ma Salvini su due punti appare irremovibile: “Togliere Draghi da palazzo Chigi è pericoloso” e poi “Pier Ferdinando Casini non è un candidato del centrodestra“: Un doppio messaggio che il leader della Lega recapita al premier ed al resto delle forze politiche che sul nome dell’ex presidente della Camera sembrano aver aperto qualche spiraglio. In attesa delle proposte del centrodestra, Pd-M5s e Leu si ritrovano a conclave per mettere a punto la strategia.

Un nuovo incontro è in programma in mattinata ma Letta, Conte e Speranza formalizzano intanto una proposta: un tavolo con tutte le forze politiche per arrivare ad un candidato condiviso. Nessun nome viene reso noto anche se il Pd individua nel fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi “il profilo di presidente ideale”. Letta ,che prima riunisce i ministri dem e poi tutti i grandi elettori del Pd, prova a dare anche un timing sull’elezione del successore di Mattarella: tra martedì e mercoledì si arriverà ad una candidatura condivisa. Ma sui nomi troppo vicini allo schieramento avversario, il leader Dem alza il muro: “Ulteriori candidature di centrodestra faranno la stessa fine di quella di Berlusconi. È il metodo che era sbagliato”. Alla finestra c’è Matteo Renzi. Il leader di Iv invita alla calma “adesso siamo ai tatticismo esasperato”, ma non esclude dalla corsa nè Mario Draghi nè l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini a differenza di Riccardi che a suo giudizio “non ha chance”.

Sul capo del governo però Renzi è netto: “Al Quirinale non si va contro i partiti. Penso che la candidatura di Draghi, ammesso che abbia una propria strategia, possa stare in piedi solo che abbia questo elemento politico. Al Quirinale ci vai soltanto con un’iniziativa politica”. L’ipotesi di Draghi al Colle fa discutere anche il Movimento. Dopo i dubbi all’idea che il capo del governo traslochi al Quirinale fatti trapelare ieri dalla riunione della cabina di regia presieduta da Conte, a riavvolgere il nastro è proprio l’ex premier: “Noi facciamo proposte, non poniamo veti”.

“Ricordate i giornali? Da un anno ci dicono in ogni occasione che questo governo non va minato, che ci vuole responsabilità. Oggi alcuni dei questi stessi ci dicono il contrario, quasi che un premier valga l’altro. Per noi non è così, sappiamo cosa significa governare, formare un nuovo governo, significa mesi prima che le articolazioni apicali dell’amministrazione rientrino a lavorare a pieno regime. Per questo per noi, questo governo deve continuare a lavorare. Ecco perché io dico nessun veto: non poniamo veti, ma questo nostro percorso partono dal ragionamento sulla continuità di governo. Anzi è l’occasione per dire che il M5S è pronto a stipulare a rafforzare il patto con i cittadini per rinforzare l’impegno di questo governo: ci descrivono solo come preoccupati di finire la legislatura. Dobbiamo rispondere orgogliosamente che siamo qui per tutelare interesse cittadini costi quel che costi”, ha detto il Presidente M5s in assemblea con i grandi elettori 5s.

Chi sembra avere le idee chiare è il leader di Azione Carlo Calenda che insiste sulla candidatura di Marta Cartabia : “PD-5S ‘ragionano su Riccardi’; Renzi ‘ragiona su Casini’; La destra, dopo il ritiro di Berlusconi, non ragiona. Eppure c’è una figura perfetta per il ruolo di Presidente della Repubblica. È stata Presidente della Corte ed è Ministro della giustizia; è persona equilibrata e sopra le parti: Marta Cartabia“.

 Elisabetta Belloni presidente del Consiglio: ecco la carta di cui si discute a sorpresa in queste ore ai vertici delle segreterie. Il suo nome rimbalza per tutto il giorno. Sarebbe la prima donna alla guida di Palazzo Chigi, ma anche il primo capo dell’intelligence a guidare un governo nell’era repubblicana. Sarebbe, perché per diventarlo non servirebbe soltanto l’eventuale via libera delle forze dell’attuale maggioranza, ma anche un patto sull’elezione di Mario Draghi al Quirinale.

I numeri per l’elezione

Più di mille grandi elettori oggi chiamati a partecipare alle votazioni (non 1009, perché ci sono almeno tre assenti sicuri, tra cui il deputato di Forza Italia, Enzo Fasano, scomparso ieri). Per la precisione, e in ordine di convocazione: 6 senatori a vita, 314 senatori, 628 deputati, 58 delegati regionali. Nelle prime tre votazioni serve la maggioranza di due terzi, cioè 673 voti, dalla quarta basta la maggioranza assoluta, 505 voti. Nessuno schieramento la raggiunge da solo, per questo serve un accordo tra i partiti, che al momento non c’è. E probabilmente non ci sarà nemmeno domani. Poi qualcosa si smuoverà.

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