Pochi istanti per un omicidio. Non è il titolo dell’ultimo thriller ma la descrizione dell’omicidio di Antonio Volpe, il 77enne reggente del gruppo Baratto di Fuorigrotta freddato in via Leopardi lo stesso 15 marzo. Quei frame, ripresi da una telecamera di videsorveglianza della zona, sono stati acquisiti dalla magistratura. La notizia era stata anticipata nei giorni scorsi da Il Mattino. Nel video si vede un killer solitario, in sella ad uno scooter, che avvicina Volpe e inizia a sparare. Ad un certo punto la pistola si inceppa ma il killer non si perde d’animo e dopo averla ricaricata si riavvicina a Volpe, che dopo i primi colpi ha tentato invano la fuga, freddandolo. Pochi attimi prima di sparire. Proprio il particolare del malfunzionamento dell’arma e il sangue freddo del sicario farebbero pensare ad un professionista, a qualcuno avvezzo a questa tipologia di reati. Un altro tassello per gli inquirenti per ricostruire il movente dell’uccisione del 77enne.

Gli articoli precedenti

E’ irreperibile da giorni uno dei ras più temuti della zona di Fuorigrotta. Soprannominato ‘o buttafuori, gli inquirenti credono che possa sapere molto sull’omicidio di Antonio Volpe, il 77enne ucciso la scorsa settimana in via Leopardi nella zona del ‘Serpentone’. Un passato nei Vigilia e nella mala di Soccavo l’uomo, secondo le ultime informative di polizia, era colui che negli ultimi tempi, grazie anche alla mediazione dei Baratto-Volpe, aveva allargato considerevolmente il suo giro proprio a Fuorigrotta. Gli investigatori hanno deciso di interrogarlo e di sottoporlo allo stube ma l’uomo al momento risulta irreperibile. Di lui si era già parlato in precedenti articoli in relazione ai numerosi sequestri di pistole e munizioni avvenuti nelle scorse settimane nella zona grazie all’azione degli uomini del commissariato San Paolo (guidati dal primo dirigente Paolo Esposito). Ancora da definire il suo ruolo negli ultimi avvenimenti, di certo è al momento un personaggio molto in vista negli ambienti criminali.

La pistola ritrovata a Fuorigrotta

A proposito di armi lo scorso pomeriggio un uomo si è presentato presso gli uffici del commissariato di piazzale Tecchio raccontando di aver rinvenuto una pistola nel giardino della sua abitazione in via Brigata Bologna (leggi qui l’articolo). I poliziotti, giunti sul posto, hanno sequestrato una pistola Walther P38 calibro 9 con matricola abrasa e priva di caricatore.  L’arma, che sarà sottoposta a rilievi tecnici, appare compatibile con quella utilizzata lunedì scorso per commettere l’omicidio del 77enne. Via Brigata Bologna, stradina alle spalle dello Sferisterio, ricade nella zona dove è forte la presenza del clan Troncone, uno dei gruppi indiziati della commissione del delitto.

Il legame tra l’omicidio Volpe e l’uccisione di Gaetano Mercurio

C’è un filo rosso che lega l’agguato mortale avvenuto pochi giorni fa a via Leopardi contro Antonio Volpe ad un altro omicidio eccellente. Quello del ras Gaetano Mercurio, avvenuto lo scorso anno a via Terracina (leggi qui l’articolo). Il ras indicato come vicino al gruppo Troncone di Fuorigrotta, rimase infatti vittima di un agguato di camorra lo esattamente un anno fa (era il 6 marzo 2020) nei pressi della sua abitazione. L’uomo, che vantava precedenti per estorsione, era indicato come soggetto particolarmente vicino al boss Vitale Troncone da poche settimane libero. Proprio la ‘vicinanza’ al vertice del gruppo di Fuorigrotta sarebbe il movente dell’agguato: Mercurio fu centrato ad una coscia e al torace con i proiettili che hanno perforato milza e fegato. L’omicidio di Volpe potrebbe essere la più classica delle ‘risposte’ armate a quel delitto: per il momento è solo un’ipotesi che è balenata nelle menti degli investigatori a poche ore dal delitto del ‘Serpentone’ (come viene comunemente chiamata via Leopardi). Un’ipotesi anticipata qualche giorno fa da Internapoli (leggi qui l’articolo). Una pista che si basa sul ruolo di Volpe negli equilibri criminali della zona (non a caso viene indicato come il reggente di un proprio gruppo, i Baratto-Volpe) e sul fatto che il 77enne, anche se da tempo era uscito dai radar delle forze dell’ordine, potrebbe essere stato a conoscenza dei motivi dietro l’esecuzione di Mercurio e aver addirittura mediato tra opposte fazioni. Dietro tali ipotesi l’ombra di un potente clan del rione Traiano la cui forza sarebbe cresciuta esponenzialmente negli ultimi mesi: un gruppo ben strutturato e molto attivo nei traffici di droga tra Fuorigrotta, rione Traiano e Pianura.

Tregua finita tra Fuorigrotta e Soccavo

Quel che è certo è che a Fuorigrotta e Soccavo la tregua è finita. L’omicidio del 77enne Antonio Volpe segnerà inesorabilmente una nuova fase criminale nella zona. L’uomo, cognato del boss Antonio Bianco ‘Cerasella’ e dei fratelli Baratto ‘Calascioni’ era ritenuto l’attuale reggente del gruppo Baratto attivo proprio in via Leopardi nella zona comunemente conosciuta come ‘Serpentone’ (leggi l’articolo di ieri). Chi ha ucciso Volpe sapeva dove trovarlo e a che ora: l’uomo è stato ucciso in quella che viene considerata la roccaforte del gruppo. A non dargli scampo tre colpi (sei in totale i bossoli repertati): le indagini sono affidate ai carabinieri del Nucleo Investigativo e quelli della compagnia di Bagnoli. Volpe scampò ad un clamoroso agguato qualche anno fa. Era il 6 settembre 2015 quando fu avvicinato da due uomini in sella a una motocicletta poco prima che alzasse la saracinesca della sua tabaccheria in via Giuseppe De Lorenzo. Quell’agguato avvenne in un contesto caratterizzato dallo scontro tra i Bianco e gli Iadonisi ma oggi, a distanza di tanti anni, il quadro è maturato radicalmente.

Le prime ipotesi sull’omicidio Volpe

Come prima ipotesi gli investigatori hanno inquadrato il delitto nelle tensioni crescenti della zona indirizzandosi verso i Cesi e gli Iadonisi. Ipotesi durata poco visto che i due gruppi non avrebbero la forza per organizzare un omicidio così eccellente nè per resistere all’onda d’urto della, possibile, risposta del gruppo di Volpe che, negli ultimi anni è sì sparito da qualsiasi radar delle forze dell’ordine ma che comunque era un personaggio molto considerato in certi ambienti. Il profilo di Volpe si sono anche serviti dei verbali rilasciati da Genny Carra nel novembre del 2019.

I verbali di Genny Carra

Del gruppo dei Baratto-Volpe ci sono poi decine e decine di pagine di verbali del collaboratore di giustizia Genny Carra, ex colonnello nonchè uomo di punta della 44 del Rione Traiano (clan Cutolo). «Fino al 2015 a Fuorigrotta c’era solo il clan Iadonisi. Gennaro Cesi era un affiliato, il capo era invece Francesco Iadonisi. Dal 2015 Cesi ha creato un proprio gruppo. I due gruppi si dividono ora la zona di Fuorigrotta. Cesi controlla la zona del Serpentone dove si trova il basso di Antonio Volpe. Iadonisi attualmente ha la base nel rione Lauro, dove si riuniscono e dove si trova la piazza di spaccio, mentre controlla anche altre zone di Fuorigrotta».

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