“Questa è la volta più difficile. Spero sia l’ultima”. Andrea Sempio si racconta senza filtri nello studio di Verissimo, nella puntata andata in onda domenica 11 gennaio. Per la terza volta il suo nome è tornato nel registro degli indagati nell’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi, e la sua vita, dice, si è di nuovo spezzata in due.
“Quel giorno mi hanno chiamato i carabinieri per notificarmi un atto. In caserma ho letto di nuovo l’accusa: omicidio. Da lì è iniziato un periodo di caos e sospensione. La prima cosa che ho pensato è stata: come lo dico ai miei?”.
Sempio parla di una doppia realtà: “C’è la strada giuridica, abbastanza lineare, e quella mediatica. Sui social si sono create vere tifoserie: c’è chi mi odia a prescindere. Anche quando escono notizie a mio favore, per qualcuno è solo la prova che ci sia sotto qualcos’altro. C’è chi vuole festeggiare una mia condanna”.
Il DNA sulle unghie di Chiara Poggi
Tra i punti più discussi dell’inchiesta, il DNA trovato sulle unghie della vittima, ritenuto “compatibile in modo moderato e forte” con Sempio e con alcuni familiari maschi. “Quando è uscita quella perizia, hanno esultato sia la mia difesa che quella di Stasi” spiega. “La genetista ha chiarito che il materiale di partenza era degradato, scarso e mal conservato. I risultati non sono utilizzabili e non sono attribuibili a nessuno. Non è un elemento né a mio favore né contro di me”.
L’impronta sul muro
Sempio minimizza anche l’impronta rilevata su una parete di casa Poggi: “La Procura stessa ha detto che non è un’impronta insanguinata, quindi non è stata lasciata durante l’omicidio. In quel punto ce n’erano molte, perché chi scendeva le scale si appoggiava al muro. Io quella casa la frequentavo: stavamo spesso in salotto e nella stanza di Chiara, dove c’era il computer per giocare online”.
Lo scontrino del parcheggio
Altro nodo: lo scontrino del parcheggio di Vigevano, conservato e consegnato solo un anno dopo il delitto. “L’ho tenuto perché era normale che ci avrebbero sentiti tutti. Molti portarono documenti per confermare dove fossero. Io l’ho consegnato quando me l’hanno chiesto: un anno dopo”. Sempio ammette che il caso “è diventato una sorta di serie tv”.
Stasi e l’inchiesta sul padre
Alla domanda su Alberto Stasi, condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, risponde: “Non lo conoscevo. L’unica volta in cui siamo stati quasi nello stesso posto fu anni dopo, in un locale a Garlasco. Quando ci accorgemmo che c’era lui, chiedemmo di cambiare tavolo”.
Sull’inchiesta per corruzione che coinvolge il padre, Sempio si dice sereno: “Per me non andrà avanti. Sono preoccupato solo per quello che mio padre sta vivendo, con giornalisti appostati fuori casa. La parte legale, paradossalmente, è quella che mi ha fatto meno paura”.
Il rapporto con Marco Poggi
Centrale resta l’amicizia con Marco Poggi, fratello di Chiara: “Non ha mai dubitato di me. Abbiamo sempre evitato di parlare del caso, perché è un dolore enorme. Quando ha saputo delle nuove indagini mi ha chiamato subito: si sente quasi responsabile per la nostra amicizia. Ci siamo fatti forza a vicenda”.
Sempio nega anche qualsiasi infatuazione per Chiara: “Il nostro rapporto non andava oltre un semplice saluto. Non c’è mai stato nulla. È una delle tante cose che vengono montate per alimentare questa telenovela”.
Alberto Stasi
“Non lo conoscevo Alberto Stasi. C’è stata solo un’occasione in cui siamo andati vicini a incontrarci, qualche anno dopo l’omicidio, in un locale di Garlasco ero con Marco Poggi e il nostro gruppo di amici, abbiamo notato un ragazzo con un cappellino in testa ed era lui, allora avevamo chiesto di cambiare tavolo”. Ha svelato a Silvia Toffanin che gli ha poi posto un’ultima domanda: “Chi ha ucciso Chiara Poggi?”. Sempio risponde senza esitazioni: “Io, ad oggi, credo sia stato Alberto Stasi. Per me la verità è quella”


