Omicidio a Marianella, due ergastoli: assolto a sorpresa il boss Montanera

Due ergastoli e una clamorosa assoluzione. Il processo per l’omicidio di Mario Perrotta ad opera della batteria di fuoco degli Abete-Abbinante si è concluso con un esito imprevisto.  Era ottobre del 2012 a Marianella quando i sicari uccisero Perrotta in un garage per conto del clan Abete-Abbinante-Notturno. L’uomo ritenuto uno spacciatore al servizio di Pietro Maoloni. Era l’epoca della terza faida. Per quel delitto la sentenza del carcere a vita per Armando Ciccarelli e Vincenzo Brandi mentre per il boss Giuseppe Montanera ‘Pippotto’, indicato come colui che ordinò il delitto, è caduta ogni accusa con la sua clamorosa assoluzione. Determinanti le argomentazioni difensive del suo legale, Vincenzo De Rosa, che ha puntato la sua strategia sulle incongruenze presenti nei racconti dei collaboratori di giustizia e in special modo di Giuseppe Ambra che aveva parlato di un delitto di impeto, una versione totalmente diversa da quella di altri pentiti. Il gip Imparato ha optato così per l’assoluzione. Lo riporta Cronache di Napoli.

Il ruolo di ‘Pippotto’ Montanera

Scenario diverso per Ciccarelli e Brandi i cui legali (gli avvocati Dario Procentese e Renato D’Antuono) hanno già annunciato il ricorso in Cassazione. L’omicidio di Mario Perrotta in particolare fu il primo delitto compiuto dalla batteria di fuoco dello Chalet Bakù. Il pubblico ministero Maurizio De Marco aveva invece chiesto l’ergastolo per tutti e tre gli imputati. Un altro pentito, Carmine Annunziata dei Sette Palazzi, aveva parlato di quel delitto. «Fu Armandino Ciccarelli che si mise in testa che quel ragazzo (Mario Perrotta) doveva morire». Il suo contributo si è rivelato decisivo per ricostruire il delitto del garage di Marianella. «Armandino si mise in testa che doveva morire e in questo senso ottenne l’autorizzazione di Giuseppe Montanera. Si deve comprendere che Armandino Ciccarelli essendo cognato di Vettorio voleva dare una dimostrazione di forza e autorità e dimostrare di essere in grado di uccidere anche lui mentre in precedenza si era sempre sottratto ed era per questo stato messo da parte. Ho assistito personalmente a questa autorizzazione data dal Montanera all’interno del covo del Parco Verde dove ci rifugiavamo dopo gli omicidi».

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