Disposta l’autopsia sul corpo di Raffaele Cutolo. Nelle prossime ore la salma del boss della Nuova Camorra Organizzata, morto ieri sera a Parma nel reparto detenuti dell’Ospedale Maggiore, sarà sottoposta ad esami autoptici. La salma del “Professore” è ora nel reparto di medicina legale dell’Università di Parma, sempre nel nosocomio emiliano, alla presenza di polizia, polizia penitenziaria e carabinieri.

Intorno alle 10.30 sul posto è arrivata anche la moglie del boss, Immacolata Iacone, accompagnata dalla figlia Denise Cutolo. Prima si è seduta su una panchina all’esterno della porta della camera ardente del marito, poi s’è rifugiata in un’auto parcheggiata a poca distanza: «Sto troppo male, non ce la faccio a parlare con nessuno in questo momento. Capisco tutti, rispetto tutti ma ora sono io a chiedere rispetto», le uniche parole rilasciate dopo tutte le proteste contro la detenzione a vita del fondatore della Nuova Camorra Organizzata lasciato in carcere nonostante la malattia.

Raffaele Cutolo: il boss sanguinario

E’ l’uomo dei misteri, il padrino criminale che aveva condotto la trattativa con pezzi dello Stato e i vertici dell’allora Democrazia cristiana affinchè le Brigate rosse liberassero l’allora assessore regionale Ciro Cirillo, rapito il 27 aprile 1981 e liberato il 24 luglio 1981.

Un enorme caso politico e giudiziario che si è trascinato per decenni e al quale si è dedicato quasi per una vita il magistrato napoletano Carlo Alemi. L’allore giudice istruttore del tribunale di Napoli il 28 luglio 1988 firmò un lungo atto d’accusa: era l’ordinanza di oltre 1500 pagine con cui venivano rinviati a giudizio Cutolo e altri 14 imputati, in cui si raccontava come figure apicali della Dc avevano portato avanti una trattativa sul caso Cirillo con il padrino e fondatore della Nco.

Nato nel 1941 ad Ottaviano, paese della provincia di Napoli ai piedi del Vesuvio, la figura criminale di Raffaele Cutolo ha ispirato il film “Il camorrista”, girato dal futuro regista premio Oscar Giuseppe Tornatore e tratto dal libro del giornalista Giuseppe Marrazzo. Gli uccisero il primo figlio, Roberto, assassinato in un agguato a Tradate, in provincia di Varese, nel 1991.

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