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martedì, Agosto 16, 2022
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Rapina e minacce per conto degli Amato-Pagano, in 5 verso il processo


Il Gip del tribunale di Napoli Nord ha fissato per il 18 marzo, seconda Sezione Penale collegio C, l’udienza dibattimentale alla richiesta di giudizio immediato depositata dal Pm Giuliano Caputo nei confronti di Eduardo Napoletano, Francesco Siviero, Antonio de Stefano, Giuseppe Siviero e Luigi Ferro. I cinque sono indicati come organici al clan Amato-Pagano. Le indagini, coordinate dalla DDA, ed eseguite dai carabinieri della Compagnia di Marano, portarono all’arresto dei cinque con le accuse di rapina e porto e detenzione abusivo di armi (solo per uno degli indagati). Oltre che minaccia e violenza privata, tutti delitti aggravati dal metodo mafioso. I fatti si sono verificati nel giugno 2021. La vittima, dopo l’aggressione, si recò dai carabinieri per raccontare l’accaduto. Fece nomi e cognomi, riconoscendo in foto anche chi lo aveva minacciato. Vittima delle minacce e delle aggressioni un fedelissimo di Pietro Caiazza, alias Zì Pierino, rivale degli Scissionisti.

Nel collegio difensivo gli avvocati Celestino Gentile, Domenico dello Iacono, Alessandro Caserta, Gandolfo Geraci, Luigi Senese, Diego Pedicini. Gennaro Quaranta, Vittorio Giaquinto. 

Il racconto della vittima: aggredito dagli Amato-Pagano

La vittima racconta che le nuove leve degli Amato-Pagano gli avevano intimato di lasciare Melito. “Nonostante le loro continue pressioni me ne sono andato solo nel dicembre 2016 per andare ad abitare a Giugliano. Allo stato attuale la mia abitazione situata a Melito di Napoli in via Budapest è arredata ma non è abitata e per evitare che veniva occupata mi sono dovuto rivolgere a ‘o boxer”. L’uomo ha poi raccontato l’aggressione subita: “Mentre percorrevo via Roma a Melito, direzione Aversa, verso le 18 notavo dallo specchietto retrovisore che si avvicinava una Honda di colore nero modello 2021 con a bordo due soggetti. Io ero alla guida di un’auto di colore blu e appena si sono affiancati, al mio lato guida, immediatamente li riconoscevo. Alla guida c’era Francesco Siviero, alias o zannut, mentre lato passeggero c’era De Stegano Antonio, alias o nan. I due, avendomi riconosciuto mi guardavano con aria di sfida e si posizionavano trasversalmente dinanzi alla mia auto, alla altezza della ruota sinistra anteriore del mio veicolo ostruendomi la strada. De Stefano scendeva dallo scooter e si stava avvicinando al finestrino lato guida della macchina ed intuendo che stava scendendo anche il Siviero vedendo che il De Stegano effettuava un gesto come se stesse prendendo una pistola dalla cinta dei pantaloni gli facevo segno di andarsene e d’istinto acceleravo ed urtavo la ruota anteriore dello scooter tacendo in modo che Siviero cadeva a terra con lo scooter e me ne scappavo”.

Il tentativo di fuga

“Non ho visto se De Stefano avesse una pistola ma immediatamente mi inseguivano con la motocicletta. La strada era molto trafficata e giravo in via Michelangelo e all’altezza di un negozio di telefonini stoppavo la macchina poiché cera molto traffico, sganciando le chiavi dal quadro e perdendo i miei due telefoni scappavo a piedi. Prima di lasciare l’auto i due soggetti a me noti mi proferivano testuali parole “omme e merd t’ammaccir t’ammaccir” . Quando poi sono scappato a piedi da via Michelangelo giravo per via Matteotti per poi girare per via Vittorio Nenni percorrendo poi via Garibaldi. Facevo tale strada poiché sapevo che presso tale Bar potevo trovare aiuto. Di fatti all’esterno di detto bar vi era CECERE Francesco, alias bomboniera, a cui raccontavo l’accaduto, voglio precisare che nel corso della mia fuga a piedi non venivo rincorso dai due soggetti. Presso il Bar chiedevo a… di aiutarmi e di mandare qualcuno a prendere l’auto e gli consegnavo le chiavi. Mi riferiva di calmarmi e di salire presso la sua abitazione sita nei pressi del Bar in via Mazzini  e mi informava che in casa c’era il figlio di Pietro alias zii Pierino. Anche ad Antonio raccontavo il tutto e aspettavo che mi portasse la mia autovettura da me lasciata in via Michelangelo a centro strada. Dopo circa venti minuti si presentava presso l’abitazione, Gennaro con la moglie e pertanto lui mi chiamava ed io scendevo. Caiazza era fermo in auto alla guida della Fiat Panda e gli stavo raccontando cosa era accaduto e gli stavo riferendo che io avrei preso la Panda mentre lui doveva prendersi in consegna la Volkswagen che nel frattempo era stata spostata e parcheggiata in via Mazzini nei pressi della sua abitazione che però non era sotto la nostra”. 

“Omm e merd ora non ti devi muovere sei un cornuto”. 

All’improvviso sono arrivati con fare arrogante tre scooter di grossa cilindrata: vi erano alla guida Giuseppe SIVIERO e passeggero Edoardo NAPOLETANO alias robocop. sull’altro Honda XADV alla guida c’era SIVIERO Francesco, alias o zannut e passeggero DE STEFANO Antonio alias o nan mentre sull’ altro scooter  c’era FERRO Francesco.

Noi ci trovavamo in via Mazzini ed essendo un vicolo cieco non potevamo scappare ed Edoardo NAPOLETANO senza neanche scendere dallo scooter impugnando una pistola mi minacciava con testuali parole “omm e merd ora non ti devi muovere sei un cornuto”.  Nello scappare mi rifugiavo in un androne di un palazzo in quanto c’era un portoncino aperto e provvedevo a chiuderlo. Non so chi di loro cercava di aprirlo con dei calci, nel contempo udivo la sgommata di un’auto ed immediatamente deducevo che mi era stata rapinata la fiat Panda. Nel frattempo era arrivato nella cortina del palazzo e impaurito mi recavo ad un primo piano. Una signora affacciata alla parte opposta di un altero palazzo mi chiedeva cosa stava accadendo e io le riferivo di chiamare i Carabinieri. Nel dubbio contattavo i Carabinieri di Melito di Napoli e affacciatomi in strada erano andati tutti via e chiamavo Gennaro CAIAZZA il quale mi riferiva che la Fiat panda ra stata da loro rapinata mentre la chiave della Volkswagen T- ROC l’aveva con se e pertanto gli chiedevo di portarmela immediatamente. Poco dopo che avevo in possesso la chiave giungeva la pattuglia dei Carabinieri alla quale raccontavo il tutto e ci portavamo in caserma”.

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiamo Il Roma
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