Le mani della camorra su ambulanze e funerali, arrestato il ‘re’ delle pompe funebri

camorra ambulanze carosello roberto squecco alfieri sindaco fritture
A sinistra l'imprenditore arrestato Roberto Squecco, a destra il sindaco Franco Alfieri

Le mani della camorra su ambulanze e funerali, arrestato il ‘re’ delle pompe funebri. . La Polizia di Stato di Salerno ha condotto una vasta operazione di contrasto alle infiltrazioni criminali nel settore del trasporto infermi e delle onoranze funebri. I poliziotti della squadra mobile e la Divisione Anticrimine della Questura di Salerno eseguivano un’ ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’imprenditore Roberto Squecco di Capaccio Paestum e di ulteriori 10 soggetti. Operazione condotta con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo e del  Servizio Centrale Anticrimine, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Salerno

Tutti responsabili, a vario titolo, di intestazione fittizia di beni, riciclaggio, reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, auto-riciclaggio, peculato, abuso d’ufficio e falso, turbata libertà degli incanti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

CAROSELLO DI AMBULANZE PER LE VIE DELLA CITTA’

Contestualmente i poliziotti della Divisione Anticrimine hanno sequestrato beni di associazioni di soccorso pubblico. Inoltre scoperti ulteriori assetti societari per un valore di circa 16 milioni di euro. L’attività d’indagine trova la sua genesi negli avvenimenti  successivi al voto amministrativo per l’elezione del Sindaco del Comune di Capaccio Paestum del 9 giugno 2019. Dopo la vittoria alle urne erano denunciati alcuni episodi di utilizzo “improprio” di mezzi di soccorso del 118 del tipo ambulanze che avevano inscenato un “carosello” tra le strade della cittadina di Capaccio Paestum per festeggiare il risultato elettorale del sindaco Franco Alfieri.

IL VIDEO DELLE AMBULANZE

Le indagini permettevano di raccogliere evidenze probatorie che consentivano di inquadrare l’imprenditore salernitano quale gestore di fatto di tutte le associazioni che operavano nel settore del trasporto infermi e delle collegate società di onoranze funebri, associazioni e società solo formalmente intestate a parenti e collaboratori del predetto. In particolare, la figura dell’imprenditore emergeva anche per i  precedenti penali di rilievo e per essere stato già sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale.

I RAPPORTI CON LE AMMINISTRAZIONI

Nonostante ciò, l’uomo continuava ad avere dirette interlocuzioni con le amministrazioni pubbliche. Coinvolgeva anche gli enti, i clienti, i collaboratori ed i fornitori, affatto giustificabili con il suo ruolo di dipendente di una delle società funebri controllate e di mero volontario delle associazioni onlus allo stesso riconducibili. L’imprenditore ricopriva formalmente ruoli marginali all’interno delle società ed associazioni a lui riconducibili al solo fine di non farne trasparire la titolarità e gestione diretta. Tentativo teso ad eludere l’eventuale applicazione a suo carico di misure di ablative in sede di prevenzione.

Nell’ambito di detta attività d’indagine, già a far data dall’ottobre 2019, venivano eseguiti, nei confronti dell’imprenditore e di ulteriori soggetti, prestanome del predetto, sequestri preventivi di alcune società ed associazioni, operanti nel settore del trasporto e soccorso infermi in convenzione con l’A.S.L. di Salerno e delle onoranze funebri nonché dei beni strumentali delle stesse. Inoltre venivano sottoposti a sequestro conti correnti e rapporti bancari sui quali erano stati rintracciati movimenti di ingenti somme di  danaro pari a circa 500mila euro.

INDAGINI DELL’ANTICRIMINE

Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti cautelari personali – secondo una strategia di contrasto avviata, a livello nazionale, dalla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, che prevede un modello operativo innovativo, caratterizzato dallo svolgimento in parallelo delle indagini penali e di prevenzione antimafia, investigatori del Servizio Centrale Anticrimine e della Divisione Anticrimine di Salerno hanno eseguito, nei suoi confronti, un decreto di sequestro di prevenzione di beni e assetti societari, per un valore di circa 16 milioni di euro.

Il provvedimento ablatorio è stato emesso dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Salerno – ai sensi della normativa antimafia. su proposta formulata congiuntamente dal Procuratore della Repubblica di Salerno e dal Questore di Salerno. L’Autorità giudiziaria ha valutato positivamente le risultanze delle indagini svolte dai menzionati Uffici, rilevando la pericolosità sociale dello stesso sia “qualificata”. Ritenuta appartenente alle associazioni di cui all’art. 416 bis c.p. e quale soggetto indiziato del delitto di cui all’articolo 512 bis c.p(trasferimento fraudolento di valori) – che “generica”, poiché soggetto che vive abitualmente con i proventi di attività delittuose.

IMPRENDITORE  DELLE AMBULANZE SOCIALMENTE PERICOLOSO

In particolare, il Tribunale ha evidenziato che l’imprenditore è da considerare soggetto socialmente pericoloso sin dalla seconda metà degli anni ’90. Risalgono a quel periodo, infatti, le denunce per truffa, ricettazione, violazione delle norme tributarie, traffico di carte clonate. Nonché le operazioni di distrazione di beni e capitali poste in essere in danno dei creditori delle società da costui amministrate, formalmente o di fatto, poi dichiarate fallite. Condotte queste ultime grazie alle quali ha accumulato un ingente capitale illecito, di oltre 3 milioni di euro. Successivamente reinvestito in diversi settori imprenditoriali, e per le quali ha riportato due condanne per bancarotta fraudolenta.

LA VICINANZA CON IL CLAN DI CAMORRA

Il provvedimento, inoltre, ha evidenziato, che negli anni 2012–2014, l’imprenditore salernitano ha manifestato anche una pericolosità sociale di tipo qualificato, derivante dalla vicinanza a clan camorristico “Marandino”. Infatti, nel 2014, egli è stato tratto in arresto per partecipazione ad associazione di stampo camorristico facente capo a Giovanni Marandino ed estorsione aggravata. Fatti per i quali è stato condannato, definitivamente, con parziale riforma nella forma tentata del delitto estorsivo aggravato dal metodo mafioso.

L’imprenditore ha, di fatto, continuato a mantenere il monopolio nei servizi delle onoranze funebri e del pubblico soccorso nei Comuni cilentani di Agropoli, Acerno e Capaccio. Reinvestiva, inoltre, anche i proventi di reati tributari.  Tutto ciò avveniva attraverso la creazione di nuove associazioni e società intestate a prestanome ovvero infiltrando imprese di terzi già attive. L’obiettivo era sfruttare, in maniera occulta, mezzi e licenze altrui conseguendo, pertanto, un notevole arricchimento.

MILIONE DI EURO RICICLATO CON L’ONLUS

Stigmatizzato, quindi, il complesso sistema di fatturazioni per operazioni inesistenti realizzato dal predetto attraverso società cartiere operanti nel settore sanitario. Sistema che ha fruttato, solo nel periodo 2017/2019, introiti per circa 1 milione di euro, successivamente riciclati nelle casse di altre Onlus non operative sempre riconducibili allo stesso, e distratti per finalità personali o per creare provviste di denaro contante.

Le indagini appuravano l’articolata rete di soggetti giuridici non dotati di personalità giuridica e di strutture societarie create ad hoc o “rilevate” negli anni 2018 – 2020. Operazione messe in campo per “superare” gli impedimenti imposti dall’Autorità, che hanno consentito all’imprenditore, grazie alla folta schiera di prestanome, di continuare a mantenere il controllo dei settori delle onoranze funebri e dell’assistenza sanitaria e soccorso di infermi.

DALLE AMBULANZE AL PARCO TEMATICO

Gli approfondimenti economico-finanziari, hanno, ancora , documentato come l’uomo abbia reinvestito le somme illecitamente acquisite con le due importanti e risalenti bancarotte fraudolente. Quindi compiva diverse operazioni commerciali, tra le quali spiccano per la particolare rilevanza. In primo luogo, l’acquisto, attraverso la società Pianeta Paestum S.r.l, di 12 terreni ubicati in Capaccio, dell’estensione di circa 18 ettari. Allora l’importo dichiarato era di 1 miliardo e 600 milioni delle vecchie lire. Il valore, sulla base della relativa destinazione urbanistica e delle potenzialità di sfruttamento che li contraddistinguono, è stimabile in circa 15 milioni di euro.

Tra le varie progettualità che hanno interessato i citati terreni, nonché altri appezzamenti limitrofi. In quella zona si sarebbe dovuto realizzare un parco divertimenti tematico, con l’intervento delle amministrazioni Comunali di Capaccio e Agropoli.  In secondo luogo, la costituzione di due compagini societarie in Romania, attive nella produzione e vendita di prodotti caseari. Entrambe registrate fra il 2002 ed il 2009 da titolari di immobili in quel Paese.

SEQUESTRATI DA 16 MILIONI DI EURO: SOTTO CHIAVE ANCHE LE AMBULANZE

il Tribunale dispone il sequestro di una società con sede in Italia. Sigilli anche a 2 associazioni di soccorso, 26 automezzi tra cui ambulanze, 7 conti correnti bancari, 12 terreni siti in Capaccio – Paestum. Sotto chiave un terreno sito a Zimbor – Romania, per un valore complessivo stimato di circa 16 milioni euro. Tutto ciò emerge dagli accertamenti esperiti attraverso una specifica richiesta di Commissione Rogatoria alle competenti Autorità Romene.

All’estero attivata, per la prima volta nel nostro Paese, la procedura introdotta dal nuovo Regolamento (Ue) 2018/1805 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 novembre 2018. Quindi riconosciuti i provvedimenti di congelamento e di confisca.

PER RESTARE SEMPRE INFORMATO VAI SU INTERNAPOLI.IT O VISITA LA NOSTRA PAGINA FACEBOOK.