Dalle prime ore dell’alba, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di
Roma stanno eseguendo, in tutto il Lazio, una misura cautelare personale emessa dal
Tribunale capitolino nei confronti di 7 soggetti, appartenenti a un’organizzazione criminale
italo-albanese dedita al narcotraffico tra Belgio, Italia e Albania.
Coordinati dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, i finanzieri del Nucleo di Polizia
Economico Finanziaria di Roma – Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata –
attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e servizi dinamici sul territorio, hanno
scoperto l’operatività, nella Capitale, di una pericolosa gang che lucrava ingenti profitti dal
traffico internazionale di stupefacenti.
Le indagini nascono dall’operazione “LA ROMANA” che, il 10 ottobre scorso, aveva portato
all’arresto, in Calabria, Lazio, Piemonte, Lombardia, Veneto e Sardegna, di 18 appartenenti
ad un’associazione a delinquere, responsabile anche di aver favorito la ‘ndrangheta, in
particolare la cosca “ALVARO” di Sinopoli (RC).
In tale contesto, il G.I.C.O. ha setacciato i contatti di FORGIONE Francesco – soggetto
contiguo alla citata ’ndrina calabrese, attinto dal provvedimento cautelare dello scorso ottobre
– riuscendo ad individuare una cellula criminale albanese – con base a Roma e collegamenti
in Albania, Olanda e Belgio – che ha importato ingenti partite di cocaina dai Paesi Bassi, per
il successivo smistamento sulle piazze di spaccio romane.
Referenti dell’organizzazione transnazionale erano i cittadini albanesi BOCI Aleks (classe 80)
e PRENDI Florian (classe 87) che, con l’ausilio di connazionali stanziati in Belgio, gestivano
traffici di droga tra il Sudamerica, il Nord Europa e la Capitale, sfruttando una “uscita sicura”
dagli spazi doganali del porto di Anversa.
Il narcotico importato era, quindi, destinato a “grossisti” italiani – i pregiudicati CESARINI
Claudio (classe 71) e FERRI Daniele (classe 77) – che provvedevano, poi, a rifornire i pusher
di stanza nella Capitale.
L’associazione malavitosa poteva contare su una nutrita schiera di collaboratori – tra i quali
gli albanesi, oggi arrestati, HATIJIA Edmir (classe 77) e SHPERDHEJA Elidon (classe 80) –
che garantivano il trasporto dello stupefacente in Italia e, successivamente, il trasferimento
all’estero del denaro “sporco”.
Nel corso delle indagini, sono state documentate 6 importazioni di cocaina per oltre 130 kg., di cui 9 kg. sequestrati, nonché proventi illeciti per circa 1.600.000 euro, di cui oltre 430.000
euro oggetto di sequestro.
Parte della droga era destinata a PERRONACE Davide (classe 74), figlio di Nicola (classe
43 – deceduto), noto alle cronache per i precedenti di polizia per associazione a delinquere di
stampo mafioso e perché tratto in arresto unitamente ai vertici della cosca di ‘ndrangheta
GALLACE, originaria di Guardavalle (CZ) ma da tempo gravitante sul litorale laziale.
L’operazione – eseguita nelle province di Roma e Viterbo – è tuttora in corso anche in Albania, in piena sinergia con le locali Autorità di polizia, attivate dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Ministero
dell’Interno, con l’ausilio del II Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza.
In particolare, la tempestiva collaborazione con l’Ufficio dell’Esperto per la Sicurezza in
Albania del citato S.C.I.P. (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia) nonché
l’efficace e puntuale intervento della Polizia Albanese hanno consentito di catturare – poche
ore fa – in Albania, due dei sette narcotrafficanti, in contemporanea con gli arresti eseguiti nel
territorio italiano.

