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mercoledì, Settembre 28, 2022
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“Summit di camorra nelle chiese”, il pentito incastra i boss dell’Alleanza di Secondigliano


I summit dei boss dell’Alleanza di Secondigliano sarebbero stati condotti nelle chieste. A parlare, con gli inquirenti della DDA, il 6 luglio 2021, è il collaboratore di giustizia Teodoro De Rosa, che ha contributo in maniera determinante a fare luce su uno spaccato inquietante che vede addirittura la camorra strumentalizzare le funzioni religiose. Dalle feste organizzate per celebrare i santi e la Madonna e alle questue per chiedere il “pizzo” a commercianti e condomini. I dettagli sono emersi nel decreto di sequestro firmato dai pm della Dda di Napoli Ida Teresi, Alessandro Converso e Antonella Serio.

LA SUOCERA DEI BOSS DELL’ALLEANZA DI SECONDIGLIANO

“…La donna ha le chiavi delle chiese; si sono fatti anche appuntamenti di camorra in queste chiese: una volta io stesso ho accompagnato Patrizio Bosti per un appuntamento con Giuseppe Ammendola nella chiesa di San Giovanni e Paolo. Il fatto risale a quando accompagnavo Bosti a firmare”, dice il collaboratore di giustizia.

La donna a cui si fa riferimento, che ha chiavi delle chiese, è la suocera di tre boss dell’Alleanza di Secondigliano: Patrizio Bosti, Francesco Mallardo ed Edoardo Contini. De Rosa spiega che le questue per la Madonna dell’Arco, festività a Napoli, vengono organizzate “…Già parecchi mesi prima della festa canonica, che cade intorno a Pasqua…” perché “…commercianti nonché condomini devono versare obbligatoriamente come ‘pizzo’. E’ ulteriore rispetto alle somme a titolo estorsivo già imposte. Mi spiego: i condomini sono costretti a iscriversi all’associazione religiosa e per questo pagano una quota fissa; poi, devono versare la questua in occasione di ogni processione. Allo stesso modo, i commercianti versano sia la quota fissa sia all’associazione religiosa sia la questua in occasione del singolo rito…”.

LE CAPPELLE VOTIVE DEI RAS

De Rosa si soffermare sul fatto che ciascun referente di zona dell’Alleanza di Secondigliano ha una cappella “… E che i soldi raccolti vanno alle famiglie del mafioso di riferimento della cappella. Per cui capita che una singola processione faccia più soste dinanzi a diverse cappelle e così raccoglie il denaro destinato alle diverse famiglie mafiose a cui sono riferibili le singole cappelle votive...”. Le bandiere usate durante le processioni recano i nomi delle varie famiglie mafiose, come Bosti, Contini e altre, bandiere, dice Teodoro De Rosa, rispondendo alle domande degli inquirenti “…Sono conservate nelle chiese, gestite dai preti…”.

Altarini della camorra, i nomi degli indagati nel blitz contro l’Alleanza di Secondigliano

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