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giovedì, Luglio 18, 2024
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Altarini della camorra, i nomi degli indagati nel blitz contro l’Alleanza di Secondigliano

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Altarini della camorra, sputano i nomi degli indagati nel blitz contro l’Alleanza di Secondigliano.  L’uso distorto della religione da parte del potentissimo cartello criminale è emerso nell’operazione di lunedì condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Napoli, supportati dai militari del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e dalla Polizia Municipale partenopea. Dunque militari e agenti sequestravano 11 edicole votive nei quartieri del Vasto-Arenaccia e di San Carlo Arena.

Tutti gli altarini sono riconducibili a persone già condannate per delitti di criminalità organizzata di tipo mafioso associazione o legate al cartello criminale dell’Alleanza di Secondigliano. Dalle indagini, coordinate dal procuratore Giovanni Melillo, sono emersi, infatti, nomi eccellenti circa la riconducibilità delle edicole votive sequestrate.

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I NOMI DEGLI INDAGATI

Dunque gli indagati sono 60enne Carmela Aieta. Maria Aieta, moglie del boss Edoardo Contini. Il 42enne Ettore Bosti, figlio del boss Patrizio. Il 55enne Vincenzo Cardillo. Il 56enne Antonio Cristiano. Il 58enne Gennaro De Luca. Il 47enne Angelo Gotti. Il 39enne Antonio Granato. Il 63enne Pietro Licciardi. L’88ennne Anna Maglieri, madre di Maria Aieta.

Altarini dedicati a figli e parenti, così l’Alleanza di Secondigliano celebrava il potere della camorra

 L’INIZIO DELLE INDAGINI

Le indagini sulle edicole votive iniziarono dopo il sequestro di tre statue sacre, risalenti al ‘600, rinvenute nella pratica disponibilità delle famiglie mafiose Mallardo-Bosti-Contini. Risulta che i manufatti, costruiti in luoghi e epoche diverse, sono accomunati dalla destinazione alla strumentale celebrazione di figure criminali.

Le costruzioni occupavano abusivamente il suolo pubblico, infatti, in alcuni casi erano realizzate anche attraverso il danneggiamento di beni di interesse storico e archeologico. E’ il caso della struttura costruita sulla colonna portante del tratto dell’acquedotto romano dei Ponti Rossi. Deturpato, quindi, un importate monumento dell’antichità.

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