“Una laurea non vale una vita”, lacrime al funerale di Giada De Filippo

Lacrime di rabbia e di dolore nella chiesa di sant’Eustachio Martire a Sesto Campano. Nel paese dove viveva Giada De Filippo, la ragazza che si è tolta la vita nell’Università di Napoli. La salma della ragazza è arrivata presso la sede comunale di Sesto per essere accompagnata in corteo sino al luogo di culto. Ciò è stato espressamente voluto dalla madre della giovane. Sesto Campano e la frazione Roccapipirozzi dove la famiglia De Filippo risiedeva.

Tanti amici e parenti hanno affollato la chiesa nel suo paese d’origine, dove il sindaco ha proclamato il lutto cittadino. Nessuna delle persone vicine a Giada ha capito i suoi propositi suicidi e nessuno ha scoperto che la giovane non ha frequentato l’università. Il padre, un maresciallo dei carabinieri in pensione, si tormenta e si accusa di non aver colto eventuali segnali o richieste d’aiuto che forse Giada aveva mandato. La procura di Napoli sta indagando sul caso, ma con ogni probabilità la ragazza si è suicidata per il rimorso che nutriva. Non è stata prevista neanche l’autopsia.

Ha raccontato a tutte le persone che le erano vicine di essere in procinto di laurearsi e ha organizzato tutto fin nei minimi dettagli. Giada Di Filippo si è tolta la vita lanciandosi dal tetto di Monte Sant’Angelo, un edificio parte del complesso dell’Università Federico II di Napoli che la ragazza ha frequentato. Eppure Giada ha scelto le bomboniere da distribuire a parenti e conoscenti. Ha chiesto al padre di organizzare il pranzo per festeggiare la laurea: il ristorante era stato prenotato e avvisati gli invitati. Poi la giovane ha pensato a quale vestito scegliere e, infine, la preparazione dal parrucchiere. Tutto era pronto, in quella che è stata definita una finzione, ma che probabilmente era solo una prigione insostenibile. Un mondo che non esisteva forse, ma che l’ha logorata.

Un legame forte

Luana De Filippo, che di Giada era la cugina più piccola e ha un viso dolce come lo aveva lei, ai suoi ricordi vuole crederci fino in fondo. Non vuole pensare che quando Giada sorrideva era finto anche il sorriso, che quando uscivano insieme, la cugina scherzasse con lei ma avesse la testa altrove. E ha ragione Luana. Il ricordo è l’unica cosa che di Giada può ancora proteggere e lei lo fa da ventenne quale è, con un post su Facebook che è una lettera d’amore firmata con un cuoricino rosso. L’ha intitolata Io e TE,e ha saputo trovare le parole non per piangere Giada ma per raccontarne l’allegria. La loro allegria. «Ci capivamo con uno sguardo e ci assecondavamo in tutto. Giravamo in macchina come matte di notte, facendo ogni volta 3 giri alla rotonda perché ti divertivi e quando sentivi una canzone che ti caricava e ti dava energia iniziavi a cantare e io mi arrabbiavo perché sceglievi sempre canzoni in inglese. Dicevi di essere la mia mamma chioccia e che combinavo solo casini e tu dovevi ripararli». 

L’ultima telefonata

Giada è stata iscritta alla Facoltà di Farmacia da tre anni ma non ha sostenuto esami. Non risulta iscritta all’anno accademico 2017-18: non è quindi passata in segreteria a pagare le tasse di inizio anno e a consegnare i documenti. Il luogo in cui avrebbe dovuto discutere la tesi è sbagliato: nell’aula, davanti alla quale si erano trovati parenti e amici, si laureano gli studenti di Scienze Naturali. I genitori e il fidanzato la stavano cercando. Il ragazzo, con il quale la giovane stava già progettando le nozze, l’ha chiamata al cellulare. Inspiegabilmente, Giada ha risposto: “Sono qui, alza la testa, mi vedi?”. E poi si è lanciata nel vuoto. “Di Giada conoscevamo il sorriso dolcissimo, ma non immaginavamo la fragilità” ha detto il sindaco di Sesto Campano (Isernia), il paese di origine della ragazza.

L’università

 

Non è la prima tragedia di questo tipo di cui si ha notizia. Ogni persona può avere un attimo di difficoltà che rischia di sovrastarla. “Studiare significa seguire la propriaintima vocazione. Il percorso di studi pone lo studente di fronte a se stesso” ha scritto Guido Saraceni, docente di Filosofia del diritto e di Informatica Giuridica presso l’Università di Teramo. Scegliere di impegnarsi in una disciplina è un continuo dialogo con se stessi quindi. Dovrebbero ricordalo i ragazzi, in primo luogo, per non lasciarsi schiacciare dal peso delle aspettative, soprattutto quelle altrui. “L’Università non è una gara, non serve per dare soddisfazione alle persone che ci circondano, non è un’affannosa corsa a ostacoli verso il lavoro”. Nicola Pasquino, professore dell’Università Federico II di Napoli (la stessa cui era stata iscritta Giada), in una lettera aperta consiglia agli studenti di parlare.