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“Violenti e spietati”, nomi e foto della ‘batteria’ dei cinque rapinatori di Giugliano

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Blitz all’alba dei carabinieri della Compagnia di Giugliano che hanno eseguito un provvedimento restrittivo nei confronti di cinque giovani, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di tentato omicidio, rapina aggravata, detenzione e porto abusivo di arma da fuoco e ricettazione.

L’operazione arriva a pochi giorni dalla violenta rapina messa a segno nella gioielleria Biondino del centro commerciale “Il Molino” di Sant’Antimo, durante la quale il figlio del titolare rimase ferito da colpi d’arma da fuoco esplosi dai malviventi nel corso dell’assalto.

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Gli arrestati hanno un’età compresa tra i 21 e i 26 anni. Si tratta di Vincenzo Bombace, Patrizio Di Nardo, Mariano Antononio, Alessandro Cante e Antonio Palma, tutti destinatari del provvedimento emesso nell’ambito dell’indagine coordinata dall’autorità giudiziaria. Sono difesi dagli avvocati Luigi Poziello e Sergio Aruta.

L’indagine

L’inchiesta, però, non nasce dalla rapina alla gioielleria, ma prende avvio dopo il colpo messo a segno il 18 febbraio all’ufficio postale di via Primo Maggio, a Giugliano in Campania. Secondo la ricostruzione investigativa, tra le 9.46 e le 9.52 due rapinatori, con il volto travisato, arrivarono a bordo di uno scooter Piaggio Beverly con targa occultata. Una volta entrati nell’ufficio postale, minacciarono dipendenti e clienti brandendo dei taglierini e si fecero consegnare il denaro custodito agli sportelli, per poi dileguarsi tra le strade cittadine. Le prime attività investigative avrebbero consentito ai militari di identificare i presunti autori in Vincenzo Bombace e Patrizio Di Nardo.

Intercettazioni e videosorveglianza

Per consolidare il quadro indiziario, gli investigatori hanno avviato intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, oltre a servizi di osservazione e videosorveglianza. Secondo gli inquirenti, gli elementi raccolti non solo confermerebbero il coinvolgimento dei due nelle rapine già accertate, ma avrebbero consentito di attribuire al gruppo ulteriori assalti ai danni di uffici postali e di un supermercato tra le province di Napoli e Caserta.

Determinanti sarebbero risultate le analogie nelle modalità operative: motocicli con targa camuffata, utilizzo di taglierini, volti nascosti da scaldacollo e berretti, guanti e una pianificazione ritenuta dagli investigatori sempre molto simile.

Una “batteria” a composizione variabile

Le indagini avrebbero inoltre fatto emergere l’esistenza di una vera e propria “batteria” criminale composta da giovani che, di volta in volta, si alternavano nella partecipazione ai colpi.Secondo l’accusa, Bombace e Di Nardo sarebbero stati i promotori del gruppo, reclutando complici diversi per ogni azione con l’obiettivo di rendere più difficile l’identificazione da parte delle forze dell’ordine. Una svolta decisiva sarebbe arrivata dopo la rapina tentata all’ufficio postale di Qualiano del 27 aprile scorso, episodio per il quale fu fermato Luigi D’Alterio, tuttora detenuto in un diverso procedimento.

Dalle Poste ai supermercati, fino alle armi da fuoco

Gli investigatori ritengono che, nonostante il fermo di uno dei componenti, il gruppo abbia continuato la propria attività criminale, modificando progressivamente strategie e modalità operative.Tra gli accorgimenti contestati figurano l’utilizzo di radioline al posto dei telefoni cellulari, l’impiego di auto rubate o a noleggio, indumenti non riconoscibili e il reperimento di armi clandestine.

Nel corso dell’indagine vengono contestate numerose rapine consumate o tentate tra febbraio e giugno 2026 ai danni di uffici postali di Giugliano, Parete, Melito di Napoli, Casaluce, Cardito e Qualiano, oltre a una rapina in un supermercato Eurospin di San Marcellino.

L’assalto alla gioielleria del Molino

L’episodio più grave, secondo la ricostruzione investigativa, resta quello avvenuto nella gioielleria Biondino del centro commerciale “Il Molino”. Secondo la contestazione, i rapinatori avrebbero fatto irruzione nel negozio intimando ai titolari di consegnare tutti i preziosi e urlando “Spariamo, spariamo”. Durante l’azione avrebbero spintonato i presenti, colpito il titolare con schiaffi, distrutto le vetrine e infine esploso due colpi di pistola che hanno raggiunto il figlio del gioielliere, riuscendo poi a impossessarsi di gioielli e monili per un valore ancora in corso di quantificazione. Le accuse formulate nei confronti degli indagati dovranno ora essere vagliate nelle successive fasi del procedimento penale, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

Blitz a Giugliano, fermati 5 rapinatori: accusati anche del colpo nella gioielleria al Molino

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiano Il Roma
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