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«L’UBBIDIENZA», ECCO LA PERIFERIA DISPERATA
Esce il romanzo dello scrittore di Giugliano



GIUGLIANO
. Cosa succede quando una vita senza valore incontra una città senza speranza? Ce lo spiega Massimo Caccipauoti, 34 anni, di Giugliano, nel suo romanzo «L’Ubbidienza» (Rizzoli, 149 pagg – 12,50 euro) che esce oggi in libreria.




Massimo Cacciapouoti è nato a Giugliano 34 anni fa. Il suo primo romanzo «Pater Familias» ha ispirato l’omonimo film di Francesco Paterno (per il quale ha anche collaborato alla stesura della sceneggiatura). Dalla casa editrice Cuen, dove il suo manoscritto che racconta storie crude e vere della realtà napoletana, era stato letto e apprezzato, gli suggerirono di proporlo a Castelvecchi. Che lo pubblicò subito. Cacciapuoti è uno studente lavoratore. Fa l’infermiere a Giugliano ed è iscritto a Beni Culturali del Suor Orsola Benincasa.





LA RECENSIONE (CATTIVA) DEL «MATTINO» – 25 FEBBRAIO 2004




La Napoli di Cacciapuoti, parodia inconsapevole


di Pietro Treccagnoli




La recente narrativa su Napoli e da Napoli si sta attorcigliando su se stessa. È che quando si scoprono dei cliché sia pure negativi, oleografici per ribaltamento, si ammanniscono con una abbondanza e una negligenza da rendere inappetente anche il palato meglio disposto. Ne è una prova il secondo romanzo di Massimo Cacciapuoti, che, dopo l’esordio del cupo Pater familias (dal quale è stato tratto il film omonimo di Francesco Patierno), pubblica L’ubbidienza (Rizzoli, pagg. 149, euro 12,50), da oggi in libreria. Il libro vuole essere un noir con al centro un traffico di droga nel quale sono implicati un prete, un preside, uno zingaro, un boss (per giunta pedofilo) e il protagonista, Leonardo, una sorta di antieroe, un po’ troppo piagnucoloso e sfiancato dagli orrori cittadini.
Ma, ahinoi, è una carrellata di figurine improbabili, a cominciare dal boss stesso, don Ferdinando. Il poveruomo non ha uno straccio di affiliato credibile che copra i suoi traffici o gli procuri vittime. Niente a che vedere con la camorra in doppiopetto che è una realtà ventennale. Ma tant’è: si tratta di fiction e non di cronaca nera. Purtroppo è improbabile anche il linguaggio con il quale Cacciapuoti porta avanti la storia. Camilleri ci ha abituati a quella cassata siciliana, in cui nella ricotta dell’italiano vengono mescolate, a mo’ di canditi, abbondanti dosi di lessico siciliano. Il sopravvalutato Giuseppe Ferrandino e i suoi epigoni producono una sfogliatella indigesta dove lo zucchero della napoletanità sterilizzata uccide ogni sapore. Cacciapuoti di suo ci aggiunge un’ingenuità linguistica, una scrittura sfoderata di teoria, che fa uscire dal computer frasi come queste: Napoli, «una città bellissima e infernale, terribile e accattivante come l’inferno»; «mi sentivo responsabile del loro destino e questo mi pesava oltremodo»; «mi venne una voglia sterminata di piangere».
Non si tratta di cercare il pelo nell’uovo, ma è surreale che un affiliato alla camorra che parli come una parodia inconsapevole di Liala. Il dialetto è ridotto a qualche modo di dire infilato a casaccio o qualche verbo trasformato da intransitivo a transitivo anche quando non è necessario o sbagliato pure in dialetto. Prima di rimandare all’autore al prossimo romanzo, nell’elenco dei debiti formativi vanno aggiunti almeno due svarioni (se fosse un film potremmo chiamarli bloopers). A pagina 81 un personaggio (il marito della matura amante di Leonardo) è dato per morto, a pagina 100 risorge (fuggito in Calabria). E a pagina 88 Leonardo deve «camminare tutto il Rettifilo per arrivare a Carlo III». Sicuramente ha sbagliato strada. A percorrere tutto il Rettifilo si arriva a piazza Garibaldi. Ma questo a Milano non lo sanno.



MATTINO 25 FEBBRAIO 2004





DAL LIBRO. “Non sapevo che fare e per giunta stavo in mutande”. Leonardo odia il suo lavoro di postino, disprezza i suoi simili, vive in uno squallido bilocale in affitto che viene usato dal boss camorrista e pedofilo don Ferdinando per i suoi traffici sessuali. Quando questi gli chiede di diventare corriere della droga Leonardo è incapace di opporsi, attratto dal denaro, dagli stupefacenti, dal sesso violento con donne costrette a prostituirsi. Nell’inferno della delinquenza di una Napoli scellerata Leonardo incontra ladri, stupratori, assassini, e un parroco spacciatore che uccide in un eccesso di rabbia. Costretto a fuggire, inseguito dai sicari di un boss rivale, si rifugia a Torino. Ma una sera, dalla nebbia sbuca la sua nemesi…

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