Ergastolo al boss Cesare Pagano e 20 anni a testa per Teresa Marrone e suo zio Antonio Marrone. E’ il verdetto dei giudici della terza sezione della Corte d’Assise. Confermato dunque, il carcere a vita per il padrino degli scissionisti dei Di Lauro, per l’omicidio di Salvatore dell’Oioio e di Carmine Amoruso, due “mugnanesi” ammazzati nell’ambito della faida che ha visto contrapporsi gli Amato-Pagano e il sottogruppo di Mugnano. Non sono bastate le prove fornite dai legali di Pagano, tra cui la ormai famosa foto che lo ritraeva in compagnia di Mourigno. I giudici, sulla scorta delle dichiarazioni dei pentiti, Antonio Puca e Antonio Prestieri, hanno confermato il verdetto di colpevolezza per il boss e ridotto da ergastolo a 20 anni, le pene di Teresa e Antonio Marrone. I due omicidi maturarono a causa delle ambizioni che i “mugnanesi” nutrivano per la separazione dal clan di Scampia. Mettersi in proprio per evitare di pagare il “dazio”, ma per gli Amato-Pagano, perdere Mugnano, significava rinunciare ad una grande fetta di affari, da qui la punizione con la morte di due dei personaggi “chiave” del sottogruppo.
La vicenda. Come si evince dal sito “faidadiscampia.blogspot.it” Teresa Marrone detta “Nikita”, insieme con lo zio, Antonio Marrone, avrebbe avuto un ruolo non da pistolera nell’organizzazione dell’agguato costato la vita a Salvatore Dell’Oioio, uno “scissionista” che aveva
“sgarrato” e fu punito dal suo stesso clan. Così come le altre due vittime: Luigi Barretta e Carmine Amoroso. Per l’ultimo delitto, e per la morte di Dell’Oioio, è finito nel mirino Cesare Pagano.
Mentre la donna e il congiunto sono a giudizio soltanto per un agguato. Dell’Oioio fu assassinato a Qualiano il 24 febbraio 2005 e secondo i pentiti Andrea Parolisi e Giovanni Piana gli costò la vita la decisione di aver abbandonato il gruppo di fuoco con base a Varcaturo per trasferirsi a Mugnano. Secondo l’accusa i suoi movimenti erano controllati da “Nikita” e dallo zio Antonio Marrone, i quali l’avrebbero attirato in una trappola. I collaboratori di giustizia puntarono il dito soprattutto su
Vincenzo Notturno, ras di spicco degli “scissionisti”, e Giovanni Esposito, ma mancavano i riscontri ed entrambi non sono stati prosciolti prima dell’apertura del processo. Luigi Barretta fu ammazzato a Crispano il 9 maggio 2005 mentre Carmine Amoroso morì due mesi più tardi e per quest’ultimo furono indagati Raffaele Amato, Cesare Pagano e Salvatore Cipolletta. Adesso è detenuto al regime del carcere duro come i boss capi del suo clan.


