Giugliano. Risolto il mistero di via San Nullo: ecco perchè la strada si chiama così

A sinistra l'insegna della strada

Non mi sono mai particolarmente appassionato alla cosiddetta questione di ‘‘Via S. Nullo’’, ogniqualvolta mi si veniva a ricordare la confusione che si ingenerava spesso, in qualche curioso osservatore, nel volere attribuire un preciso e definitivo significato a quella lettera ‘‘S’’ anteposta a ‘‘Nullo’’, per quanto già il mio occasionale interlocutore mi ponesse il quesito su quel toponimo nel pronunciarlo ‘‘San Nullo’’, per esteso. Di solito io mi limitavo a confermare, ex abrupto, che di San Nullo si trattasse, e non di altro, senza affinarmi a cercare il riferimento onomastico in un Santo di tal nome, che la Chiesa pare non abbia mai elevato agli onori degli altari, come dire che San Nullo non esiste.
E ribadisco che tutta la questione, che altri alimentavano, per me non esisteva, fino a quando, circa due settimane fa, il capo redattore di AbbìAbbè, Antonio Mangione, mi chiese di articolare una risposta più autorevole, cioè possibilmente documentata, al quesito che gli era stato riproposto, perché – lui diceva – si continuano ad avanzare delle ipotesi contrastanti, che per lo più escludono quella che era la più ricorrente ed abitualmente accettata, cioè ‘‘San Nullo’’.

Intanto, prima di addentrarci nella questione, io dico che, quella di San Nullo, era ed è l’accezione storicamente accettata. Tutte le altre ipotesi e considerazioni, nobilmente proposte e dibattute dai pochi appassionati cultori di storia locale, sono ormai diventate patrimonio comune, e si ritrovano generosamente riversate sulla piazza telematica, facendo una ricerca su Google, cosa che io sono andato a sperimentare per la prima volta, trovando un breve riferimento alla contrada di San Nullo, nel comune di Catania, e due diversi articoli: il primo, postato nel 2012, a firma di Sebastiano Rizza, con un cospicuo apparato di note; il secondo, a firma di Gennaro Del Giudice, per gran parte già pubblicato sul ‘‘Roma’’ il 9 gennaio 2011.
Non è il caso che io mi dilunga ad articolare una esegesi sul testo dei due contributi critici. Tuttavia, prima di veleggiare verso altre conclusioni, ritengo sia utile e doveroso evidenziare gli assunti giustificativi contenuti nelle due diverse disquisizioni.

Trovo particolarmente avvincente quella di Sebastiano Rizza, che si sofferma sull’origine e trasformazione semantica del toponimo, peraltro non riferito al territorio di Giugliano (che qui ci interessa), bensì al territorio di Pignola (Pz) e ad altri siti geografici. Tuttavia, egli accenna e scarta l’ipotesi riportata da Gennaro Del Giudice, in riferimento alla ‘‘via S. Nullo’’ di Giugliano. Pertanto, è oltremodo convincente e condivisibile la sua ipotesi, secondo la quale «i presupposti non vanno ricercati nel novero dei Santi, anche locali, ma [omissis] nella formula latina ecclesia nullius, lett. ‘‘chiesa di nessuno’’, con la quale nel medioevo erano dichiarate quelle chiese non soggette al vescovo ma, attraverso un abate, all’autorità pontificia». Da qui si evince che da ‘‘chiesa di nessuno’’, passando per ‘‘chiesa di nullo’’, il passo è breve per arrivare alla ‘‘chiesa di San Nullo’’, e quindi a ‘‘S. Nullo’’. Con questo si può ritenere soddisfatto chi affermava che un Santo di nome Nullo non è mai esistito.
La questione, invece, a noi più vicina si ritrova sufficientemente trattata nell’articolo di Gennaro Del Giudice, e mi piace citarne l’incipit, là dove egli scrive che «gli studi di etimologia si fermano, negli uffici di toponomastica c’è chi alza le mani».
Ed io dico subito che si alzano le mani per effetto di una diffusa superficiale ignoranza, a fronte della quale non si giustifica la presunzione di poterci mettere una propria pezza a colore, là dove non si sa di che panni vestire.

L’articolo di Del Giudice è un pezzo di giornalismo di cronaca, che ha il merito essenziale di riportare le diverse castronerie raccolte qua e là. Pertanto, così leggiamo: «Via ‘‘S. Nullo’’ e la ‘‘S’’ che diventa un rompicapo anche per i tecnici comunali. ‘‘Santo’’, ‘‘Saverio’’, ‘‘Salvatore’’ o addirittura ‘‘Sannullo’’, per cosa sta quella consonante?».
Per confermare l’inesistenza di un Santo di nome Nullo, si ricorre all’autorità ecclesiale del parroco di San Massimo, a Licola, e del già vescovo di Pozzuoli, Silvio Padoin. E, per questo motivo, il giornalista tira le sue conclusioni, a proposito della denominazione della via, affermando che «chiamarla San Nullo è un errore». Ma noi vedremo, per altre ragioni, che non è così.

Poiché la questione ci riguarda da vicino, mi piace citare un altro passaggio, là dove l’autore dice che «dal comune di Giugliano fanno sapere di non conoscere l’etimologia del nome». A parte qualche eccesso di zelo ipercritico, nell’articolo si evidenzia che «una stessa strada è chiamata diversamente in ogni comune», facendo riferimento, in particolare, a Quarto, dove «un funzionario in maniera ufficiale ci dice che si chiama ‘‘Via Salvatore Nullo’’, ma chi sia questo tale nessuno lo sa».
A questa perla si aggiungono altre brillanti sciocchezze da parte di chi «sostiene che quella strada si chiami via ‘‘Saverio Francesco Nullo, eroe rinascimentale del quale però pare non ci siano tracce», per scivolare poi sulle «tracce di ‘‘Francesco Nullo’’, patriota italiano morto nel 1863».

L’articolo, e quindi lo sconcerto, di Gennaro Del Giudice si conclude così: «Come si chiamerà mai questa strada? Ai posteri l’ardua sentenza».
Ed ora veniamo a noi, per essere alfine convinti di non dover poi delegare ancora ad altri posteri questa agognata sentenza risolutiva.
Si dà per certo che nel repertorio agiografico della Chiesa non esiste un Santo di nome Nullo; e questo, per le nostre finalità culturali, non ci preoccupa più di tanto, e meno ancora ci sconforta immaginare che nei secoli addietro i nostri progenitori campagnoli abbiano acceso dei lumi devozionali invocando la protezione taumaturgica di un Santo venerato in uno scarabattolo vuoto.

Ma ora noi andiamo ad accertare che l’esatta denominazione di quella strada che si dipana per circa 6,200 km. sulle pertinenze e confini territoriali di Giugliano, Quarto, Pozzuoli e Villaricca, è Via San Nullo, e non altra, giustamente intesa come un riferimento ad un Santo, che però pare non sia esistito. E lo affermiamo perché tale presunto ‘‘Santo’’ era comunque venerato in un determinato luogo geografico, e precisamente in una Cappella rurale. A conforto di questa prova, che non è una ipotesi, leggiamo quanto scriveva, nell’anno 1800, il nostro storico Agostino Basile, alle pagine 200/201 del libro ‘‘Memorie Istoriche della Terra di Giugliano’’, nel capitolo dedicato alla Chiesa parrocchiale di San Giovanni (ora Madonna delle Grazie): «Rende ragguardevole questa Parocchia [di San Giovanni] non solo il numero de’ Figliani, quali oggi ascendono a 3400, ma eziandio la vasta di lei estensione. Imperciocchè ella si distende fin dentro il Casale di Panicocoli, come dissi di sopra, comprende ancora tutto il Galdo, e va a terminare fin dove si stende la temporale giurisdizione del Barone, e la spirituale del Vescovo d’Aversa nella spiaggia Cumana; che perciò comprese sono tra il suo distretto le Cappelle di Licola, Patria, Marra, S. Nullo, Casacognana, Casicella, ed un tempo fin anche la Chiesa oggi Parocchiale di Qualiano».

Questa, dunque, è una prova inoppugnabile dell’esistenza di una Cappella dedicata a San Nullo. Dovrebbe bastare; ma c’è di più, ed assolutamente incontrovertibile, ovvero la testimonianza documentata della sua esistenza presumibilmente in età tardo medioevale, forse prossima all’edificazione del Castello di Belvedere ed alla successiva costituzione in Feudo del territorio ad esso circostante. Non voglio azzardare che sia così, a riguardo della sua antichità, ma è comunque documentata l’esistenza della Cappella di San Nullo in una relazione così intitolato: ‘‘Confine designato nell’anno 1633 [per ordine della Regia Camera] dall’Ingegnere ed Architetto [Domenico] Stigliola per la confinazione del Casale di Panecocolo’’.

Il predetto documento si ritrova analiticamente esposto in un altro più ampio, datato 15 febbraio 1726 e così denominato: ‘‘Copia informe di Relazione del Tavolario Donato Gallarano diretta al Regio Consigliere e Commissario D. Matteo di Ferrante, sulla differenza di confini, tra il Casale di Marano e Castel Belvedere, in pertinenza della Città di Napoli’’. Il documento è custodito presso l’Archivio di Stato di Napoli (Archivio Privato Pignatelli. Scanzia 43 Fascio 1 n. 10), e si ritrova trascritto da Giuseppe Barleri Biondi nel suo pregevole volume ‘‘Castel Belvedere. Da Federico II di Svevia. Tra Storia e Leggenda’’, da pag. 96 a pag. 121, dove il toponimo ‘‘S. Nullo’’ compare diciannove volte. Ma qui mi limito a riportare qualche passo, sufficiente a risolvere la questione del nome attribuito all’antica strada, come derivante dall’esistenza di una Cappella dedicata a San Nullo, poco distante dal Castello Belvedere (poi Monteleone), edificato da Federico II tra il 1227 ed il 1230.
Il Gallarano aveva avuto l’incarico il 21 giugno 1709, e quindi aveva lavorato per ben diciassette anni alla redazione del documento corredato da diverse cartografie, effettuando tantissimi sopralluoghi, al fine di descrivere in modo dettagliato il territorio preso in esame, e vagliando i contenuti descrittivi di quattro precedenti relazioni.

In particolare, per quanto ci interessa, nell’analisi della prima relazione redatta nell’anno 1642 si riporta «la designazione del Confine [tra Marano ed il Castello] del luogo detto il Passo del Castello di Belvedere, quale è posto nella Strada, che per dirittura da Belvedere tira a Patria, e proprio accosto la Casa di Taverna del Passo incontro la pubblica Cappella detta di S. Nullo sita nel continente del Cantone del Territorio fù del Magnifico D. Domenico Quaranta situato in territorio d’Aversa, e proprio nel suo Casale di Giugliano, che mediante detta via di Patria si divide dal Territorio, che si questiona, e per altra via che tira verso Tramontana si divide dal territorio di Panicocolo Casale di Napoli» (Barleri, pag. 98).
Queste dettagliate informazioni si ripetono più volte nelle ventisei pagine della trascrizione del Barleri, che qui non è il caso di riprodurre. Osservo soltanto che nei pressi della Cappella di San Nullo si trovava la più volte nominata Taverna del Passo, e che il Feudo di Belvedere, col suo poderoso Castello, veniva ad essere un territorio di giurisdizione autonoma a confine tra Marano, Giugliano e Panicocolo [Villaricca].

Si osserva, inoltre, che la presenza della Cappella avrebbe determinato la denominazione della strada, del territorio ad essa circostante, e addirittura della Taverna del Passo, così come si ritrova in un documento datato 15 marzo 1687 e redatto presumibilmente dal Notaio napoletano Francesco della Gatta. Questo è il testo, che il già ricordato Giuseppe Barleri Biondi ha pubblicato a pag. 112 di un altro suo libro, ‘‘Donna Catarina Mandrie y Manriquez Principessa di Marano’’: «Tomaso Amodio Erario della Principessa di Marano [dichiara] come Antonio Camerlingo tiene in affitto l’osteria ‘‘Taverna’’ detta S. Nullo, dove si dice il Castello di Bellovedere per causa dello jus di vendere vino e cose commestibili che si vendono in detta Taverna spettante alla Principessa».

A questo punto, penso non ci sia altro da aggiungere per dichiarare conclusa la questione di quella strada denominata ‘‘Via San Nullo’’, se non che abbiamo da mostrare un altro prezioso documento che prova l’esistenza della Cappella di Santo Nullo, ovvero la ‘‘Pianta del Castello di Belvedere’’, che qui riproduciamo in parte, custodita presso l’Archivio di Stato di Napoli (Corporazioni Religiose Soppresse. Monastero di S. Chiara, N. 2721). Lo stralcio cartografico è riprodotto sulla copertina del già citato libro del Barleri, ‘‘Castello Belvedere’’, edito a Marano nell’anno 2004. L’Autore è deceduto nell’aprile del 2006, all’età di 54 anni.