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Camorra. Clan Falanga, minacciava un imprenditore per estorcergli denaro, arrestato il figlio del boss Gaudino

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Nelle prime ore di stamane personale della Squadra di Polizia Giudiziaria del

Commissariato di Pubblica Sicurezza di Torre del Greco ha proceduto

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all’esecuzione di un decreto di ordinanza cautelare in carcere a carico di

Aniello Gaudino, di anni 20, figlio del più noto Domenico Gaudino, già

reggente del clan Falanga operante a Torre del Greco.

Il giovane rampollo è accusato di violenza privata e minacce gravi nei confronti

dell’imprenditore che ha denunciato diverse condotte estorsive subite dal clan, con

l’aggravante – per entrambi i delitti – dell’essere stata la minaccia posta in essere al

fine di agevolare le attività criminali del sodalizio camorristico operante in Torre del

Greco e già facente capo a Domenico Falanga e a Domenico Gaudino, padre

di Aniello, visto che lo stesso imprenditore aveva reso dichiarazioni accusatorie in

relazione a plurimi episodi estorsivi consumati dalle cosche camorristiche – ed in

particolare proprio a carico di Domenico Gaudino che anche sulla base di tali

dichiarazioni accusatorie ha riportato per associazione mafiosa e plurime

ipotesi estorsive alla pena di 12 anni e comunque con l’aggravante dell’aver commesso il fatto con metodologia mafiosa,

utilizzando, in particolare la forza intimidatrice derivante dall’appartenenza del

padre al predetto clan camorristico.

All’esito di accurate indagini eseguite scrupolosamente dagli investigatori del

Commissariato di Torre del Greco, l’Autorità Giudiziaria ha rilevato sussistere il

concreto ed attuale pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie di quello per

cui si procede considerate le specifiche modalità e circostanze del fatto, nonché la

personalità della persona sottoposta alle indagini, quale desumibile dai

comportamenti tenuti dal medesimo in occasione dei fatti, non trascurando il

contesto camorristico in cui è maturato il fatto e che connota l’azione posta in

essere da Aniello Gaudino nei confronti della vittima, a scopo chiaramente

ritorsivo e con l’utilizzo di modalità intimidatorie tipiche del predetto contesto.

Anche la particolare pervicacia mostrata da Aniello Guadino nell’impedire al

malcapitato imprenditore di poter recarsi e stazionare nel territorio di Torre de

Greco per lo svolgimento della propria attività lavorativa e nel costringerlo ad

abbandonare il territorio torrese, cercando più volte una colluttazione fisica con

quest’ultimo a scopo intimidatorio. Azioni già constatate nell’estate del 2015

quando la vittima veniva presa di mira dall’indagato costringendolo ad

allontanarsi repentinamente da Torre del Greco. A tale episodio seguono poi altri

episodi nel febbraio scorso, caratterizzati dalle stesse modalità di particolare

spregiudicatezza nel perseguimento del fine criminoso con inseguimenti a volto

scoperto, e dall’evidente veemenza con cui l’autore del fatto costringeva la vittima

ad allontanarsi con calci alla portiera dell’auto e sputi.

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