Tutti in cella. Nessun esponente della famiglia Lo Russo è attualmente in libertà. Boss, affiliati e paranze sono stati travolti da inchieste della magistratura, pentimenti ‘eccellenti’ e condanne definitive.
È questo il quadro dei ‘capitoni’: un clan che per anni è stato al centro della mappa criminale di Miano, Chiaiano e Piscinola. Il primo a finire in carcere fu Giuseppe Lo Russo.
Detenuto da anni è l’unico dei fratelli – ritenuti ai vertici dell’organizzazione – a non aver intrapreso un percorso di collaborazione con la giustizia. Il primo “scossone” al clan è arrivato dopo l’arresto di Salvatore Lo Russo, un profilo di primo piano nella cosca. Un boss.
Salvatore poco dopo l’arresto è passato dalla parte dello Stato iniziando a raccontare il mondo criminale della famiglia dei mianesi fino a quel momento registrato solo nelle informative di polizia giudiziaria.
Le sue dichiarazioni hanno portato a decine di arresti eccellenti. Gli inquirenti parlarono di ‘spallata” ad un gruppo egemone, potente e violento. Con la ‘scomparsa’ dalle strade di Salvatore, considerato un abile mediatore, le redini della cosca sono passate nelle mani di Mario Lo Russo.
Per qualche tempo è stato lui a dirigere gli affari illeciti del clan tracciando la linea che gli ‘affiliati’ avrebbero dovuto seguire. Gli inquirenti lo indicano come un ‘accentratore’. Anche lui, però, è finito in cella, travolto dalle inchieste della magistratura ed ha deciso di pentirsi raccontando nuovi dettagli finiti sui verbali dei magistrati dell’Antimafia.
L’ultimo boss rimasto fuori e pronto a ‘ricostruire’ ciò che rimaneva del gruppo criminale, ormai indebolito, è Carlo Lo Russo: una vita trascorsa sulla ‘soglia’ dei penitenziari. Una volta fuori e libero e con i fratelli dietro le sbarre ha cercato di riprendere il potere e di far sentire la sua ‘forza’ sul territorio. È durato poco, anzi, pochissimo. Anche lui è finito in cella e qualche settimana dopo ha deciso di collaborare con la giustizia.
Le sue dichiarazioni hanno dato il colpo di grazia al clan. L’ultimo ras ad uscire di scena è stato Vincenzo Lo Russo, alias O signore e figlio di Giuseppe. Stremato dalla latitanza e senza più soldi, ha deciso di consegnarsi spontaneamente presso il carcere di Benevento. Secondo l’accusa il 31 enne sarebbe stato il referente del clan dei ‘capitoni” per i riforni menti di sostanze stupefacenti.
Gli investigatori ne parlano come un pezzo da novanta: “Un guaglione di sistema”. Lo Russo Jr – si apprende dall’ultimo provvedimento dell’Antimafia – durante il periodo di detenzione dello zio Carlo avrebbe guidato i nuovi ranghi del gruppo. Il giovane, però, ascoltato dal giudice per le indagini preliminari in sede di interrogatorio di garanzia ha cercato di chiarire la sua posizione, spiegando di non essere ai vertici della cosca. Attualmente spiegano gli inquirenti – in strada sono rimaste le nuove leve. Giovani attratti dai facili guadagni della droga. La storia criminale Da Giuseppe a Carlo Lo Russo: tutti i boss che hanno guidato la cosca dei ‘mianesi’.
L’ultima operazione risale allo scorso mese di giugno
FONTE:CRONACHEDELLACAMPANIA


