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mercoledì, Maggio 18, 2022
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NEI RERUM RUSTICARUM LA PRIMA DESCRIZIONE DEI BATTERI


Alcuni letterati dell’antichità si sono cimentati in considerazioni tecniche e scientifiche decisamente avanzate rispetto al periodo storico nel quale sono vissuti. Uno di questi è lo scrittore latino Caio Terenzio Varrone, il quale, durante la sua esistenza riuscì a produrre una grande opera letteraria, al punto che Caio Asinio Pollione volle collocare il suo busto nella prima biblioteca pubblica a Roma. Peccato però che delle sue 74 opere, poche sono quelle giunte fin ai nostri giorni.
In un passo dei Rerum Rusticarum (I, 12,2) tradotto in italiano l’autore espone una precisa teoria:
“Bisognava pure evitare, se ve ne sono, i luoghi paludosi, perché vi si trovano minuscoli animali, che non sono visibili ad occhio nudo, i quali entrano nel corpo attraverso la bocca e le narici e causano serie malattie”. Varrone fa chiaramente riferimento ai batteri, ma se consultiamo una qualsiasi storia della biologia troveremo che questi furono scoperti da Anton Van Leeuwnhoek soltanto nel 1683. Lo sviluppo della microbiologia e la teoria delle malattie infettive si devono successivamente ai lavori di Louis Pasteur e Robert Koch. Eppure Varrone ci dà una precisa descrizione dei batteri elaborata dalla sua mente, 1600 anni prima dell’invenzione del microscopio.
C’è da chiedersi quale fonte abbia utilizzato, capace di svelare il segreto dei batteri migliaia di anni prima della loro scoperta “ufficiale”.

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