E’ da anni un punto di sempre maggior interesse il tentativo di contrastare gli innumerevoli abbandoni e/o mancati pagamenti in tutte le Università italiane, ma oggi, a seguito della legge di Stabilità e l’introduzione della “no tax area”, la Federico II è la protagonista di un dibattito molto acceso scaturito da chi, tra gli studenti e rappresentanti, non è disposto ad accettare le misure messe in atto.
La legge in questione prevede l’azzeramento delle tasse universitarie per gli studenti con reddito inferiore ai 13 mila euro annui (secondo l’indicatore Isee), qualora in regola con i crediti formativi richiesti, nonché riduzione per chi non supera i 30 mila euro.
Un progetto positivo, potrebbe sembrare, ma che prevede pur sempre necessario compensare i risparmi per il pareggio di bilancio, e ciò si ripercuote per il restante circa 40% della popolazione studentesca, che non rientra nelle fasce sopraelencate e che dunque vedrebbero un aumento notevole delle proprie tasse.
“Non faccia ricadere sugli studenti le perdite, stimate attorno a 12 milioni di euro, legate all’introduzione della “no tax area”, gridano unanime i membri del coordinamento universitario Link al cospetto del rettore dell’ateneo Federico II Gaetano Manfredi.
Non possiamo permetterci ulteriori cali di iscritti e abbandoni. Chiediamo che la Commissione ed il rettore tengano conto delle nostre osservazioni, in modo da permettere una discussione partecipata senza alcun contingentamento di tempi. In caso contrario siamo pronti alla mobilitazione “, conclude Domenico Cristiano, responsabile dell’organizzazione di Link e rappresentante al Consiglio degli Studenti.
Numerose dunque le proposte per affrontare diversamente questa situazione, dall’idea di un aumento di un massimo di 600 euro per i soli studenti appartenenti alla fascia più alta dell’indicatore Isee, a quelle avanzate dalla Confederazione degli studenti, ovvero quelle di un aumento del numero delle rate e/o di abbassamento dei crediti che occorrono per ottenere l’esonero dalle tasse.

