Quello del 2005 fu un gennaio intriso di sangue a Secondigliano e dintorni. Oramai la strategia dei clan che si affrontano è chiara: uccidere tutti quelli che hanno un legame con gli avversari, di qualunque tipo, di qualunque genere. Accade così che una donna viene uccisa. Uccisa perchè è la madre, la madre di uno scissionista. Non solo. Quella madre aveva osato rimanere nella sua abitazione non piegandosi alle minacce di chi voleva cacciarla dalla sua casa, lì in quell’orizzonte di cemento e inferriate che sembra non avere fine, lì alle case celesti, quartiere Secondigliano.
L’obiettivo dei killer in quel gennaio 2005 è Carmela Attrice, 47 anni, incensurata. È la seconda donna tra le vittime della faida, dopo il terribile assassinio di Gelsomina Verde, la ventiduenne uccisa e data alle fiamme con la sua auto lo scorso 21 novembre. Carmela paga la sua parentela scomoda. Il figlio, Francesco Barone è ritenuto dagli inquirenti vicino a Gennaro Marino il cui padre Crescenzo, era stato ucciso due settimane prima.
Fermato nel corso del maxiblitz di Scampia, nella notte tra il 6 e il 7 dicembre, Barone fu poi scarcerato dal tribunale del Riesame. Da allora fece perdere le sue tracce. Carmela doveva conoscere bene quelli che sarebbero diventati i suoi carnefici. E si fidava di loro. Tanto che quando bussarono al citofono di questa palazzina a quattro piani, poco dopo le 13.30, Carmela scese subito di casa. L’agguato si consumò in pochi secondi, nell’androne del palazzo appena la vittima designata si affacciò. Lì fu raggiunta dai killer, lì i sicari non ebbero pietà di quella donna finendola con dieci colpi di pistola prima di darsi alla fuga.

