Sulla sua fedina penale Eduardo Uccello pende l’accusa di oltre 70 capi di imputazione tra truffe ed estorsioni. Il tribunale di Roma, accogliendo la tesi dell’avvocato Tiziana de Masi, ha disposto la scarcerazione e gli arresti domiciliari per Uccello, soggetto noto alle forze dell’ordine visto i suoi numerosi precedenti penali.
Fu arrestato nel maggio 2024 insieme ad altre 16 persone, accusate di commettere truffe e rapine ai danni di anziani a Roma e dintorni. In quell’occasione fu trovato un vero e proprio manuale del truffatore.
Un canovaccio, che già era stato svelato in altre occasioni. Quella volta, però, la novità stava proprio in quel pezzo di carta. Quel manuale che servirà a investigatori e inquirenti di capire ancora meglio le dinamiche di chi fa le truffe di professione. Il documento, se così lo si vuole chiamare, fu sequestrato dai carabinieri.
A dirige il gruppo c’era un uomo di 58 anni di Napoli. Secondo gli inquirenti era colui che elaborava le strategie operative, anche fornendo le indicazioni giuridiche per evitare pene eccessive, e motivava i suoi stretti collaboratori a portare avanti le truffa anche in sua assenza, perché detenuto. Non solo. Secondo gli investigatori, gestiva anche un fondo comune con i quali pagava gli interventi legali a favore dei suoi “soldati” fornendo a loro pure una serie di consigli pratici e strategici sulla gestione dell’organizzazione criminale, anche da un punto di vista economico.
Il ruolo dei truffatori
Anche Eduardo Uccello, 29 anni, gestiva il fondo comune ed elaborava le strategie operative. Non solo, lui dispensava consigli sul da farsi, monitorava attraverso un gruppo WhatsApp chiamato ‘Banda della Magliana’ il bottino rimediato dai tuffatori in missione a Roma e faceva da telefonista coordinando le condotte dei suoi sodali, occupandosi anche di reclutarli.
La chat ‘Banda della Magliana’
Il gruppo gestiva gran parte del “lavoro” da una base a Napoli, un centralino costituito dalle persone addette all’individuazione delle vittime designate, in maniera del tutto casuale attraverso elenchi telefonici, e al successivo contatto telefonico con la persona da raggirare, tramite l’utilizzo di schede telefoniche intestate fittiziamente a terzi.
La tecnica usata
La tecnica utilizzata dal gruppo era quasi sempre la stessa: il telefonista chiamava la vittima, spesso anziani anche malati, presentandosi come un parente stretto, o come funzionario delle poste o come maresciallo dei carabinieri, il presunto “Domenico Primo” citato anche nel manuale sequestrato. Una volta agganciata la preda partiva il monologo per comunicare il coinvolgimento di un nipote o un figlio nella spedizione di un pacco che avrebbe potuto comportare conseguenze negative se non ritirato o in un incidente stradale con feriti, tale da imporre il pagamento immediato di multe o indennizzi.
Un copione ben studiato che poi passava alla richiesta di pagamento di una ingente somma di denaro o gioielli. Il bottino poi rubato dal ‘trasfertista’. Una volta preso il malloppo, il truffatore in missione faceva video o fotografie per rendere conto all’organizzazione, a distanza, di quanto e cosa veniva preso, inviando tutto nella chat ‘Banda della Magliana’.
80 truffe
Nella maggior parte dei casi, questo ha portato a estremi di reato di truffa aggravata dall’aver ingenerato il timore di un pericolo immaginario e dalla circostanza della minorata difesa. In almeno sei casi è stato, invece, ravvisato il reato di estorsione aggravata.


