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mercoledì, 23 Settembre 2020
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Agguati, stese e omicidi a Miano: il pentito vuota il sacco

Il movente della fine dei due Nappello (Carlo, zio e nipote) potrebbe essere svelato ben presto. E con esso potrebbero essere chiarite dinamiche e giochi di potere degli ultimi anni a Miano. Ad agevolare il lavoro dei magistrati chiamati a definire il quadro criminale nell’area nord di Napoli il superpentito Ciro Ferrara, ossia colui che per primo ha parlato dell’ascesa di Valerio Nappello e del suo gruppo dopo l’implosione del clan Lo Russo, schiacciato da arresti e pentimenti. I suoi verbali, secondo le indiscrezioni, avrebbero chiarito numerosi aspetti di quella stagione fin qui rimasti sconosciuti.

I contrasti con i Nappello e il ‘nuovo corso’ a Miano

Ferrara in particolare ha spiegato come maturarono i contrasti tra ras un tempo organici a un solo clan. Ha spiegato quali erano le ambizioni di Nappello e come si è formato il gruppo avente la propria roccaforte nella parte bassa del quartiere (la ‘Miano di sotto’). «Uscito in permesso dalla casa lavoro di Vasto, a fine luglio del 2016 seppi da mio nipote che Nappello stava facendo abusi nella nostra zona, a Chiaiano e Marianella. Decisi quindi di incontrare i referenti di Valerio. Dissi ai referenti di Nappello che Marianella e Chiaiano era “zona mia” e offri loro una quota per i carcerati. Ovviamente il mio messaggio doveva essere riportato a Valerio Nappello. Dopo qualche giorno mi mando una ‘imbasciata’ tramite Annunziata Gianluca per incontrami ma io ho capito che era una trappola e non ci sono andato. Insomma si venne a creare un situazione di forte contrasto con il gruppo capeggiato da Valerio Nappello e si doveva quindi dare un segnale di forza».

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