HomeCronacaArrestato il latitante del clan Gionta, era in fuga dall'estate

Arrestato il latitante del clan Gionta, era in fuga dall’estate

PUBBLICITÀ

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, coadiuvati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, hanno localizzato e tratto in arresto Pasquale Romito. Il 37enne era un latitante e affiliato al clan Gionta di Torre Annunziata e comuni limitrofi.

Dunque risultava irreperibile dal luglio 2025, quando si era sottratto all’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso, reati in materia di armi, traffico di sostanze stupefacenti ed estorsione emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – a carico di 19 soggetti tutti riconducibili al medesimo sodalizio.

PUBBLICITÀ

L’arrestato, già dichiarato latitante dal 18 luglio 2025, è stato localizzato in un cunicolo di un rudere abbandonato al quale aveva accesso tramite una botola abilmente occultata nell’abitazione di un soggetto incensurato, deferito per favoreggiamento personale.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

Il blitz contro il clan Gionta

Nel luglio 2025 venne inferto un duro colpo al clan Gionta quando i carabinieri eseguirono un’indagine su 19 persone. In manette finì Gemma Donnarumma, moglie dello boss ergastolano Valentino Gionta. Insieme alla lady della mala di Torre Annunziata furono accusati Gaetano Amoruso, detto Nanetto, Raimondo Bonfini, Giancarlo De Angelis, Alfredo Della Grotta, Enrico Donnarumma, Salvatore Ferraro, Michele Guarro, Mariano La Rocca, Rosario Amedeo Mas, Salvatore Palumbo, Romito, Alfredo Savino, Carmine Mariano Savino, Massimo Savino, Fabiano Tammaro, Raffaele Uliano, Luigi De Martino.

Furono loro i destinatari della misure cautelari eseguite dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata al termine di una indagine coordinata dalla Dda di Napoli. Il gip emise, su richiesta della Procura partenopea, 17 arresti in carcere che riguardano anche i presunti esponenti del clan Gionta. Le accuse ipotizzate furono, a vario titolo, associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione.

Le rivelazioni del pentito del clan Gionta

Nel gennaio 2025, il pentito Salvatore Buonocore iniziò a parlare dell’organizzazione criminale: «Attualmente Amoruso Gaetano omissis è alla direzione del clan Gionta, occupandosi, omissis , della gestione delle estorsioni e della suddivisione dei proventi delle attività illecite per il mantenimento degli affiliati liberi e detenuti. Amoruso Gaetano omissis hanno sotto di loro un gruppetto di ragazzi composto da Amedeo Mas detto o castellone che si occupa delle estorsioni ed a sua volta dirige 2-3 ragazzi di cui non conosco le generalità omissis. Questi ragazzi vanno a riscuotere le estorsioni alla presenza di Mas Amedeo, che rappresenta il clan e che i commercianti conoscono. Mas, come ho già detto, è stato delegato da Amoruso Gaetano …omissis a gestire le estorsioni con la possibilità di avvalersi di alcuni ragazzi- ..omissis . Omissis si rifornisce di sostanza stupefacente anche da Savino Alfredo e Savino Carmine».

«Quando è uscita dal carcere Donnarumma Gemma, sto parlando di poco tempo fa, Mas Amedeo Rosario è venuto a casa di Savino Alfredo, dove ero presente anche io, ed ha detto chiaramente che si stava occupando delle estorsioni per conto della “nonna “, intendendo Donnarumma Gemma. Anche i proventi delle estorsioni che Mas ha iniziato a fare per conto della nonna, sono entrati tutti nella cassa del clan e poi distribuiti tra i vari affiliati. In passato, nel 2015, prima che arrestassero me ed altri, si erano creati un po’ di problemi tra gli elementi più importanti del clan che gestivano autonomamente delle estorsioni e anche di altre attività illecite per far fronte ai bisogni economici dei propri parenti detenuti omissis», ha dichiarato Buonocore.

Il viaggio del clan Gionta a Secondigliano: “Comprammo 5 kg di cocaina”

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ