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Attentato a Ranucci, mail anonima incastra attentatore: «Vi aiuto a prendere quel deficiente»

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Emergono nuovi e inquietanti dettagli dall’ordinanza che ha portato all’arresto di Antonio Passariello, Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, ritenuti coinvolti nell’attentato dinamitardo contro il giornalista della Rai Sigfrido Ranucci.

Tra gli atti dell’inchiesta compare una misteriosa e-mail anonima inviata direttamente al pubblico ministero che coordinava le indagini. Un messaggio che, secondo gli investigatori, si è rivelato determinante per indirizzare gli accertamenti verso quello che sarebbe stato uno degli esecutori materiali dell’attentato.

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La mail anonima: «Regalo di Pasqua»

La svolta arriva nella notte del 6 aprile 2026. Alle 00:28 il magistrato riceve una e-mail anonima con un oggetto tanto insolito quanto eloquente: “Regalo di Pasqua”.

Nel testo, il mittente sostiene di voler aiutare gli investigatori a individuare l’autore dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, indicando nome, residenza, veicoli utilizzati e perfino numeri di telefono.

«Vi do una mano a prendere quel deficiente che ha fatto quel casino fuori casa di Ranucci», scrive l’anonimo, facendo il nome di Antonio Passariello, residente nel rione Gescal di Cicciano.

Il messaggio contiene una lunga serie di dettagli che, secondo gli inquirenti, trovano immediato riscontro nelle attività investigative già in corso.

I riferimenti a Passariello e Luca Amato

L’autore della mail descrive con precisione l’abitazione di Antonio Passariello, indicando anche la compagna e facendo riferimento a un giovane a lui vicino.

L’ordinanza evidenzia come i numeri telefonici riportati nella comunicazione anonima fossero effettivamente utilizzati dai soggetti indicati, circostanza che ha rafforzato la credibilità del messaggio.

Secondo il giudice, il contenuto della e-mail risultava «pienamente attendibile» perché coerente con gli elementi già raccolti dagli investigatori.

Indirizzo mail creato ad hoc

Gli accertamenti tecnici hanno consentito di ricostruire anche l’origine della comunicazione.

L’indirizzo e-mail utilizzato per inviare il messaggio era stato creato appena diciannove minuti prima dell’invio e risultava associato a un’utenza telefonica riconducibile a un uomo, già monitorato dagli investigatori e che secondo la Procura avrebbe agito per conto di altre persone.

Un elemento che, secondo gli investigatori, trova conferma nelle intercettazioni effettuate pochi giorni prima, quando Passariello avrebbe confidato proprio all’uomo che aveva creato la mail particolari relativi all’attentato contro il giornalista Rai.

L’intercettazione: «Ho capito…»

Particolarmente significativo è un dialogo captato l’8 aprile 2026 all’interno dell’Alfa Romeo Mito utilizzata da Passariello.

L’uomo, parlando in viva voce, avrebbe fatto riferimento al noleggio di una Fiat 500 utilizzata mesi prima.

Quando Passariello spiega che quell’auto era stata presa a noleggio mentre già “lavoravano” insieme, l’interlocutore comprende immediatamente il riferimento e replica: «Ho capito…».

Per gli investigatori il dialogo farebbe riferimento proprio al mezzo utilizzato durante la preparazione dell’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci.

«Rischio 40 o 50 anni di carcere»

Nella stessa conversazione emerge tutta la preoccupazione di Passariello per l’evoluzione delle indagini.

L’uomo si lamenta del fatto che alcuni conoscenti avrebbero fornito informazioni agli investigatori e arriva perfino a manifestare rabbia nei loro confronti.

La frase che colpisce maggiormente gli inquirenti arriva però poco dopo, quando Passariello afferma: «Hai capito che sono 40, 50 anni di carcere là».

Una dichiarazione che, secondo la Procura, dimostrerebbe la piena consapevolezza della gravità dei fatti contestati.

Dalle vanterie alla paura

L’ordinanza evidenzia infine come l’atteggiamento di Antonio Passariello sia radicalmente cambiato nel giro di poche settimane.

Se a fine marzo l’uomo si sarebbe vantato delle proprie azioni davanti ad alcuni conoscenti, ad aprile appariva invece fortemente preoccupato per le conseguenze investigative e giudiziarie che stavano emergendo.

Proprio questo cambio di atteggiamento, unito alle intercettazioni, ai riscontri tecnici e alla misteriosa e-mail anonima, costituisce uno dei tasselli principali che hanno portato all’emissione delle misure cautelari nell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci.

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