E’ durata poco meno di un mese la tranquillità di Francesco Petrone, indicato dalla Procura come il boss dell’omonimo gruppo del Rione Traiano. Questa mattina a Petrone  contestata una nuova ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri del Comando provinciale di Napoli. Con lui altri cinque arresti. Le indagini hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in ordine all’appartenenza degli indagati al clan “Puccinelli”, operante nel Rione Traiano,  nell’area occidentale della città di Napoli. Il quadro emerso dalle indagini ha evidenziato la coesistenza non armata sul territorio del Rione Traiano di due clan, che si spartiscono i proventi delle fiorenti piazze di spaccio di sostanze stupefacenti ivi esistenti: il clan Puccinelli nella parte alta e i Cutolo nella zona della ’44’.

Le prove contro il gruppo

Il complesso probatorio acquisito ha permesso di raccogliere gravi indizi in ordine alle dinamiche criminali che, nel tempo, hanno regolato le condotte del sodalizio camorristico dei Puccinelli con l’attribuzione di specifici ruoli agli affiliati, nonché le modalità di gestione della “cassa comune” per l’acquisito di armi e mezzi di trasporto necessari alle attività illecite del clan (estorsioni, approvvigionamento e gestione delle piazze di spaccio nei quartieri urbani di Soccavo e Fuorigrotta) e per il mantenimento dei familiari degli affiliati detenuti attraverso il pagamento delle retribuzioni.

I NOMI

Ai domiciliari Francesco Petrone, indicato come il reggente del sodalizio. In carcere invece Salvatore Petrone, Francesco Puccinelli, Ciro Puccinelli e gli scissionisti del clan Giuseppe Lazzaro e Salvatore Basile.

Petrone scarcerato solo un mese fa

Petrone era stato scarcerato lo scorso 7 novembre. Determinante si era rivelato il pronunciamento dei giudici  del Riesame di Napoli (XII sezione), che hanno accolto in pieno le argomentazioni difensive del suo legale, l’avvocato Leopoldo Perone, disponendo altresì l’annullamento delle due ordinanze di aggravamento della misura cautelare che a settembre avevano raggiunto Petrone. L’odissea di Petrone inizia quando l’uomo viene colpito da ictus nel carcere di Poggioreale (leggi qui). Petrone, grazie alle perizie presentate dal suo legale, riesce ad ottenere i domiciliari iniziando al contempo la riabilitazione prima all’ospedale Cardarelli e poi in una clinica. Il 17 settembre il quadro cambia quando, dopo una prima ordinanza di aggravamento, Petrone viene portato nuovamente a Poggioreale. Il 24 settembre ecco che sopraggiunge una nuova ordinanza fino alla decisione del Riesame di ieri. Quest’ultimo, infatti, come spiegato dallo stesso avvocato Perone raggiunto telefonicamente dalla redazione di Internapoli, ha annullato entrambe le ordinanze. Riguardo la prima il Riesame ha sposato in pieno l’argomentazione difensiva dimostrando che la Corte d’appello non avrebbe potuto revocare arbitrariamente i domiciliari una volta concessi. Con riferimento invece al provvedimento del 24 settembre è stata evidenziata l’assenza dei presupposti dell’aggravamento per insussistenza delle violazioni che la Procura generale aveva contestato.

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