I carabinieri hanno arrestato i presunti esecutori dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci. Le accuse sono detenzione di esplosivi e danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso eseguite dai carabinieri. L’attentato venne compiuto la sera del 16 ottobre 2025, a Pomezia.
Quel giorno un ordigno venne fatto deflagrare davanti al cancello dell’abitazione del giornalista, provocando la distruzione delle sue due auto parcheggiate in strada e danneggiando il muro perimetrale.
L’attività investigativa che ha portato ai 4 arresti per l’attentato contro il giornalista di Report è stata particolarmente complessa e ha richiesto l’esame incrociato di tutti i sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, rilievi tecnico scientifici e l’esame di tutti i tabulati telefonici della vasta cella interessata, consentendo di ricostruire in modo minuzioso le fasi preparatorie, esecutive e successive dell’azione criminosa.
Arrestato intercettato: “Bomba messa là, facciamo la storia”
“La bomba sono andato a mettere là! Facciamo la storia“. Questo afferma uno dei quattro indagati in una intercettazione citata nell’ordinanza cautelare nell’ambito dell’indagine legata all’attentato a Ranucci che ha provocato ingenti danni all’auto del giornalista parcheggiata all’esterno della villetta dove vive assieme alla famiglia. In merito ai mandanti l’indagato intercettato afferma di avere operato su commissione: “mi contattò uno (…) lo sai com’è (…) quando vai a Roma”.
Ranucci: “Grazie agli investigatori, ora capire se ci sono altri livelli”
“Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli“. Lo ha affermato il giornalista e conduttore di Report raggiunto telefonicamente da “Agorà Estate”, la trasmissione in onda su Rai 3. “Da quello che ho capito – prosegue – c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Vedremo cosa accadrà ancora”.
Dalla Campania al Lazio
Dall’analisi dei tabulati telefonici è stata di assoluto rilievo per le indagini, che sono partite dall’esplosivo utilizzato. I rilievi tecnico scientifici svolti dalla Sezione Rilievi e dalla Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma e i successivi accertamenti del Ris di Roma hanno dimostrato che l’ordigno era costituito da una carica detonante composta da “gelatina da cava”, materiale obsoleto ma dalla straordinaria capacità distruttiva, indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente.
I dati dei ripetitori hanno dimostrato che il percorso dei cellulari utilizzati dagli esecutori materiali era perfettamente sovrapponibile al tracciato della Fiat 500 X in viaggio dalla Campania a Torvaianica sia il giorno dell’attentato sia in precedenza quando avevano effettuato un sopralluogo della zona.
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