Busta matrimonio
Busta matrimonio

I regali di nozze costituiti da donazioni in denaro vanno pagati con assegno o possono essere dati in contanti? Se lo chiede ancora qualche coppia a causa di una bufala, apparsa su internet qualche tempo fa, secondo cui il governo avrebbe emanato una norma che vieta le buste di soldi ai novelli sposi. Nessuna legge di questo tipo è stata mai adottata dal nostro Stato e anche per i regali di matrimonio resta il limite di 3.000 euro all’uso dei contanti. Quindi, sì all’uso del cash fino a 2.999,99 euro. Ma attenzione: il rispetto della normativa antiriciclaggio non mette al sicuro da quella invece di carattere fiscale.

E se anche non esiste alcuna disposizione in materia tributaria che imponga i pagamenti con bonifico o assegno, questa è sicuramente la modalità migliore per evitare accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Perché? Semplice: se il fisco dovesse accorgersi che il contribuente ha speso in un anno più di quello che ha guadagnato può chiedergli chiarimenti e, se mancano prove documentali a giustificare la sua “innocenza”, sottoporlo a ulteriore tassazione e sanzioni.

Ma cosa succede alla coppia che si è appena sposata e che dispone di una forte liquidità grazie proprio alle donazioni in denaro ricevute dagli invitati? Nel confronto tra regali di nozze e fisco, cosa si rischia? I chiarimenti sono arrivati da una recente sentenza della Cassazione [1]. Cerchiamo di fare il punto e verificare cosa è meglio fare per evitare future contestazioni.

Fonte: https://www.laleggepertutti.it/237118_regali-di-nozze-e-fisco-cosa-si-rischia

Regali di matrimonio: vanno indicati nella dichiarazione dei redditi?

Partiamo da un interrogativo che spesso chi si sposa pone al proprio commercialista: «Abbiamo ricevuto molte buste con soldi in contanti. Ora abbiamo circa 15mila euro. Li dobbiamo dichiarare?» La risposta è negativa. Le donazioni non vanno riportate nella dichiarazione dei redditi e quindi non vanno “denunciate” al fisco. Tuttavia è sempre bene tenere prova documentale del loro ricevimento per ciò che si dirà nel prossimo paragrafo. L’ideale sarebbe farsi bonificare i soldi direttamente sul conto corrente con la causale «Regalo di nozze» oppure ottenere un assegno non trasferibile. Non che l’uso dei contanti sia vietato, almeno fino a 3mila euro; ma nell’ipotesi in cui l’Agenzia delle Entrate dovesse rilevare dei consumi incompatibili con quanto guadagnato e potrebbe chiedere chiarimenti. E allora il contribuente sarebbe obbligato a difendersi se non vuole venire “accertato”.

Uso dei contanti: i rischi di un accertamento fiscale

Abbiamo appena spiegato, seppur sinteticamente, che disporre di una cospicua somma di contanti può comportare un accertamento fiscale se tale disponibilità economica non viene riportata nella dichiarazione dei redditi, a prescindere dal fatto che la legge non imponga di dichiarare l’incremento di ricchezza. L’esempio tipico è quello di una donazione. La donazione non va dichiarata al fisco; ma se coi soldi ricevuti il beneficiario acquista una casa che non potrebbe altrimenti permettersi, l’Agenzia delle Entrate gli chiede come ha fatto a pagare il prezzo. L’interessato dovrà difendersi e dimostrare da dove proviene la maggiore disponibilità economica. Prova che deve necessariamente essere di tipo documentale: non bastano cioè testimonianze ma ci vogliono atti pubblici (l’atto di donazione rogitato davanti al notaio) o altri documenti scritti (come un estratto di conto corrente con la lista dei movimenti oppure la copia di un assegno).

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